La decima meraviglia

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Lucania131

Info su Cersosimo

Cersosimo è un comune italiano di 637 abitanti [1] della provincia di Potenza, in Basilicata.
Sorge a 548 m s.l.m. ai piedi del Monte Castello nell’estremo sud-est della provincia, nella Valle del Ferro, al confine con la parte sud-occidentale della provincia di Matera e la parte nord-orientale della provincia di Cosenza. Confina con i comuni di: San Paolo Albanese (6 km), Noepoli (12 km), San Giorgio Lucano (MT) (16 km), Oriolo (CS) (17 km), Alessandria del Carretto (CS) (19 km), Castroregio (CS) (36 km). Dista 140 km da Potenza e 116 km dall’altra provincia lucana di Matera.
Il suo nome deriva dal monastero Basiliano Kyr-Zosimo o Cir-Zosimi, risalente al 1100, attorno al quale si sarebbe formato il primitivo abitato. Kyr significa “abate” in greco (Κυρ) e Zosimo era il nome del fondatore del monastero. Del monastero non è rimasta traccia.
Il primo sito di cui si ha traccia sorse sul monte Castello, nel IV secolo a.C. ad opera di popolazioni Lucane provenienti dall’appennino centrale appartenente ai gruppi di lingua osca. Il sito fu dotato di un sistema fortificato rinvenuto negli scavi archeologici. Probabilmente fu in contatto con le colonie greche o addirittura fu abitata dai greci, come dimostrerebbe l’impianto difensivo, nel processo di ellenizzazione del territorio. Nel III secolo a.C. ci fu un progressivo abbandono a causa della comparsa di Roma in Magna Grecia e della sua rapida affermazione militare e politica.

Nel Medioevo fu ricostruita, più a valle, come casale agricolo, e si sviluppò intorno ad un convento di monaci basiliani sfuggiti all’iconoclastia bizantina (movimento religioso, ma con forti connotazioni politiche, contrario al culto delle immagini delle divinità diffusosi nell’impero bizantino nei secoli VIII e IX. Il termine deriva da una parola greca che si compone del sostantivo eìkon, “immagine” e del verbo klàein, “spezzare”). Nell’XI secolo, sotto i Normanni, appartenne ai Benedettini di Cava (Campania) e, successivamente, a varie famiglie di feudatari, tra le quali i Sanseverino e i Pignatelli. Nel Cinquecento l’abitato fu rifondato, assumendo l’attuale impianto urbano, e fu soggetto allo “Stato di Noia” (odierna Noepoli), che aveva avviato la colonizzazione agricola del territorio del fiume Sarmento. Tra il Seicento e l’Ottocento fu abbellita con palazzi e con pregevoli opere in pietra degli artigiani locali.

Cosa abbiamo visto noi di Lucania 131?

Cersosimo, decima meraviglia, seppur piccolo, il paese ci ha offerto buone occasioni di svago e scoperta, soprattutto girovagando lungo il suo centro storico. Ad accoglierci abbiamo trovato Maria Ida Ventimiglia, consigliera comunale che ci ha guidati sin dal nostro arrivo, portandoci subito dal sindaco Armando Antonio  Loprete che con tantà umiltà ci ha affidati al suo grande amico, il professor Mario Giuseppe Vitarelli che ci ha fatto da cicerone, mostrandoci i caratteristici vicoletti e conducendoci indistintamente nella piazza centrale e alla chiesa madre, abbiamo potuto ammirare i bei portali in pietra scolpita e in legno intagliato con muratura a secco che decorano gli edifici signorili (XVIII-XIX sec.), come il Palazzo Valicenti. In prossimità dell’ingresso del paese vecchio abbiamo visto i resti del monastero basiliano di Kir-Zosimi (XI sec.) – da cui deriverebbe il nome del paese – mentre nella zona archeologica in località Monte Castello ci si trova laddove sorgeva l’Acropoli di una città lucana. La cucina di Cersosimo si rifà alle tradizioni più antiche e che vengono incontro agli amanti dei sapori autentici e forti.

Il piatto tipico è “L Frizzuul ca millic” che la signora Serafina ci ha preparato e fatto degustare in casa propria, con una accoglienza che solo noi lucani abbiamo come dono sovrannaturale, oltre agli antipasti, che su una tavola bandita, presentavano formaggi e salumi di una terra dai sapori meravigliosi.

Subito dopo abbiamo incontrato la signora Rosa Vitarelli, che ci ha ospitati in casa facendoci degustare gli spumini, buonissimi dolcetti preparati con albume di uova e mandorle.

Continuando la nostra passeggiata per il piccolo borgo potentino, abbiamo udito una melodia che ci ha portati nel piccolo laboratorio di Vincenzo Di Sanzo, costruttore di Zampogne e unico al mondo ad aver costruito la zampogna più grande, che con grande umiltà ci ha raffigurato e mostrato ogni dettaglio per la costruzione, facendoci anche ascoltare il suono maestoso di questo fantastico strumento musicale tipico lucano.

Come da rito ormai, abbiamo concluso la nostra visita, salutando e abbracciando parte degli abitanti di Cersosimo, con la promessa che ci ritorneremo.

Grazie a tutti!

Alcuni scatti di questa meraviglia


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Ultima modifica: 9 novembre 2017

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