La ventunesima meraviglia

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Sasso di Castalda (U Sàsse in dialetto lucano) è un comune italiano di 817 abitanti della provincia di Potenza, in Basilicata.

Storia

La prima notizia documentata sull’esistenza di una comunità riferibile a Sasso di Castalda risale all’anno del Signore 1163.
Questo non significa tuttavia che in precedenza fossero solo foreste e il sito fosse disabitato. Segni certi di frequentazione umana nell’agro di Sasso, fin da epoche più remote, si sono rese evidenti nel corso del secolo scorso, sebbene in modo del tutto occasionale, perché una campagna di scavi nell’area non è mai stata effettuata.
Diversi manufatti in terracotta sono venuti alla luce in località Boscarelli , in tre diversi siti, distanti fra di loro qualche centinaio di metri.
Un primo sito (in cui furono ritrovati alcuni vasi a vernice nera) è ubicato a ridosso del centro abitato, fra la contrada Boscarelli e la contrada Aia la Croce; un secondo sito (in cui furono ritrovati numerosi cocci e diversi vasi, sempre a prevalenza monocromatica nera, ma con qualche decorazione semplice, senza figure) si trova 200-300 metri più a valle, in direzione sud-occidentale; un terzo sito, ancora più a valle, sempre in direzione sud-occidentale, ha portato alla luce una grossa quantità di embrici in terracotta “di fattura molto antica”. Le caratteristiche dei manufatti sembrano ricondurre ad un’epoca di produzione preromana.
Si tratterebbe dunque di produzioni lucane o addirittura delle genti italiche che precedettero i lucani in queste valli.
Questa contrada dista circa 700-1000 metri a sud-ovest del nucleo originario di Sasso, in un’area di espansione urbanistica recente che nell’ultimo trentennio del XX secolo ha visto fiorire numerose abitazioni.
Per la storia dei Lucani, insediati in queste aree a partire dal V secolo a.C., si veda G. Custodero, Antichi popoli del Sud, Lecce 2000, pp 31-35. Vedi anche M. Taliercio Mensitieri, Le emissioni monetarie dei Lucani, in ”Storia della Basilicata” a cura di G. De Rosa e A. Cestaro, vol I (l’Antichità), Bari 1999, pp 471-485. E comunque G. Racioppi, Storia dei Popoli della Lucania e della Basilicata, Roma 1902.
Potrebbe trattarsi dei Peuketiàntes, che sembra occupassero quest’area, fra gli Enotri a sud e i Dauni a Nord. Vedi la Terra di Eracle, Baragiano, centro di documentazione archeologica; schede tecniche 1-10, scheda 1, a cura di M. L. Nava e A. Russo, da cui è tratta la cartina. “… i Peuketiàntes – ci ricorda M. Tagliente in La Basilicata centro-settentrionale in età arcaica, in “Storia della Basilicata” a cura di G. De Rosa e A. Cestaio; vol I (l’antichità) a cura di D. Adamasteanu,  Bari 1999, p 394 – ricordati dalla tradizione (Ecateo, fr. 57) come genti affini a quelle apule e confinanti con queste”. Si tratta di popolazioni raccolte in “…piccole comunità dedite ad un’economia basata sulla pastorizia e su un’agricoltura più che altro di sussistenza…” che andarono ad insediarsi su “…un territorio (la mesogaia appenninica) dal carattere prevalentemente montuoso o di alta collina…” ci precisa ancora M. Tagliente nel suo Itinerari fluviali e popolamento antico nel mondo indigeno della Basilicata, in “Archeologia dell’acqua in Basilicata”, Quaderni Basilicata Regione, Lavello 1999, p 91. Tuttavia Osanna ci fa riflettere che se è vero che “…una popolazione confinante con gli Enotri è nota da Ecateo, che ne ricorda l’etnico di  Peuketiàntes…” bisogna anche riconoscere che “…il termine di Oinotria…per i Greci…sembra definire in maniera del tutto generica le genti stanziate fra Ionio e Tirreno, senza percezioni di eventuali articolazioni etniche, almeno per le genti più distanti, come quelle della Lucania nord-occidentale. Per i Greci gli abitanti della mesogaia lucana sono tutti Enotri…”: M. Osanna Un territorio dell’Italia antica – La Lucania nord-occidentale, in “Rituali per una dea lucana – il santuario di torre di Satriano”, a cura di M. L. Nava e M. Osanna, Quaderni Basilicata Regione, Potenza 2001, p 14. (…)

Monumenti e luoghi d’interesse

Chiesa dell’Immacolata

Chiesa di San Rocco

Chiesa di Sant’Antuono

Borgo Manche

Impianto sciistico del monte Pierfaone

Faggeta Costara

Teatro Mariele Ventre

Ponti Tibetani

Il percorso dei ponti tibetani di Sasso di Castalda si sviluppa sulle sponde del “Fosso Arenazzo” che si apre proprio ai piedi del suggestivo centro storico.

Attraverso le stradine che si diramano tra le caratteristiche abitazioni in pietra del centro storico, si raggiunge la partenza del primo ponte, lungo 95 metri e sospeso a circa 70 metri di altezza, attraverso il quale si giunge alla sponda opposta su un versante caratterizzato da formazioni geologiche caratteristiche.

Percorrendo il sentiero lungo la sponda del “Fosso” si supera la cappella votiva e si raggiunge in 15 minuti la partenza dell’impressionante “Ponte alla Luna”.

Con una campata unica di ben 300 metri e sospesi nel vuoto a 120 metri di altezza dal torrente sottostante, si raggiunge letteralmente attraverso l’aria, il rudere del castello che domina dall’alto il villaggio.

All’arrivo ci attende una sky-walk in vetro sospesa sul ponte e un belvedere attrezzato per rifiatare qualche minuto, ammirando il panorama delle montagne circostanti seduti sugli antichi ruderi.

Percorrendo un breve tratto in discesa sulle scalinate in pietra, si ritorna verso il centro storico passando per la caratteristica chiesetta di San Nicola recentemente restaurata.

La durata totale del percorso dei ponti tibetani è di circa 1 ora e mezza.

Persone legate a Sasso di Castalda

Rocco Beneventano, giurista e politico, attivo in epoca napoleonica e borbonica

Don Giuseppe De Luca, religioso, editore e intellettuale, fondatore delle Edizioni di storia e letteratura

Rocco Petrone, pioniere della conquista dello spazio, direttore del Programma Apollo e del Marshall Space Flight Center della NASA

Rocco Cristiano, musicista e direttore d’orchestra

Mariele Ventre, direttrice di coro, fondatrice del Piccolo Coro dell’Antoniano

Mimmo Beneventano, medico e politico impegnato contro la criminalità organizzata, ucciso dalla Camorra nel 1980

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Ultima modifica: 24 gennaio 2018

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