La terza meraviglia

Calvera (Càlavìrë in dialetto lucano) è un comune italiano di 383 abitanti della provincia di Potenza, in Basilicata.

Geografia fisica

Sorge a 630 m s.l.m. nella zona meridionale della provincia.

Confina con i comuni di: Teana (7 km), Carbone (8 km), Castronuovo di Sant’Andrea (16 km) e San Chirico Raparo (23 km). Dista 113 km da Potenza e 108 km dall’altra provincia lucana di Matera.

La Storia

La prima traccia di Calvera si ha nel 1053 in una carta geografica greca. Il nome, scritto in greco, tradotto significa bell’ aria. La prima notizia documentata risale allepoca angioina nel 1280, in questo documento sono riportate tutte le terre della Basilicata, che corrisponde all?incirca all?attuale provincia.

Documenti più recenti del 1865 dimostrano che molti paesi dalla Basilicata come Cersosimo, Episcopia, Carbone, Chiaromonte, Policoro e Calvera erano invasi in passato da popoli greci, questo a causa delle persecuzioni del VIII secolo, dopo che l’imperatore greco abolì conventi e vietò di portare l’abito, la conseguenza fu l’immigrazione non solo di monaci ma anche di molti laici. I monaci costruirono a Calvera un monastero e influenzarono molto la nostra cultura, ad esempio basta pensare alle molte denominazioni grecaniche come calanga, frana da axaia o catuoie locale a piano terra da sotterraneo.

Anche l’ economia ebbe dei cambiamenti, infatti fino agli inizi del 1800 vi era la coltivazione del gesso e del baco da seta, tipiche attività greche.

Nel 1134 Beato Nilo abate del monastero di Carbone comprò il castello di Calvera per il prezzo di (500) cinquecento ducati dai fratelli Alessandro e Riccardo signori di Chiaromonte.

L’atto di compravendita è scritto in latino, la data scritta sul contratto è indicata secondo l’era di Costantinopoli o bizantina , parte con 5509 anni a.C. per questo equivale al 1134  dell’era cristiana.

Sono stati trovati dei ruderi a pochi chilometri dal centro abitato su una collina e si pensa che lì possa essere il castello.

Il quel periodo, il castello non aveva una buona stabilità e tranquillità, a causa di contese tra il monastero di carbone e dai vescovi d’Anglona e Tursi.

In seguito, fu occupata per un breve periodo di tempo da Giulio di Sant’ Arcangelo, di cui non si hanno molte notizie ed in fine ritornò nelle mani del monastero di Carbone.

La vita religiosa di Calvera e la tranquillità del monastero erano perturbate dall’attivata eretica di fraticelli scomunicati dal pontefice Bonifacio VIII che, per sottrarsi al castigo, fuggirono verso la Sicilia e in tale viaggio fecero dimora in queste terre.

Professavano una vita solitaria e predicavano la comunità dei beni, a tal eccesso arrivavano a fare comuni anche le donne, seminando così i loro errori.

A Calvera fu costruito dai monaci Francescani un ospizio, è provato da uno stemma in pietra riportante il noto simbolo delle due mani incrociate con al centro in basso la scritta armis seraficis, lo stemma fa parte della collezione di pietre scolpite d’epoca della famiglia Mazzilli.

Dopo tre secoli il Castello venne conquistato da Ercole di San Severino (considerato il primo barone di Calvera) poi finì all’ultimo erede che fu Francesco San Severino.

Nel 1732 il feudo di Calvera fu in possesso del barone Don Giuseppe Donnaperna, che morì solo un anno dopo, il suo successore fu Giovan Battista ( fratello carnale), governò per nove anni e gli successe la nipote Donna Felice Donnaperna l’ultima Baronessa di Calvera, morì nel 1786 senza parenti successibili.

 

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