La centoventiseiesima meraviglia

Lavello, Lavìdd in dialetto lucano) è un comune italiano di 13 411 abitanti della provincia di Potenza, in Basilicata.

Situato nel Vulture-Melfese, una zona nord-orientale della Basilicata incastonata tra la Puglia, la Campania ed il Potentino, è il sesto comune della regione per popolazione, nonché il terzo della provincia.

Geografia fisica

Territorio

Il comune è situato nella media valle del fiume Ofanto, all’estremità settentrionale della regione. Il nucleo originario è sorto su un dosso dalle pareti ripide, inciso dagli alti rami del torrente Crapelotto (affluente di destra dell’Ofanto). In seguito il centro si è molto ampliato, con struttura a scacchiera, sull’asse della statale appulo-lucana.

Storia

Antichità

L’abitato di Lavello ha origini molto antiche come è testimoniato dal ritrovamento di alcuni resti di un villaggio dell’età del ferro. Si origina dall’agglomerato dauno-romano di Forentum.

Il toponimo deriva con molta probabilità dal termine latino labellum, usato per indicare l’abbeveratoio per il bestiame. Il paese sorge, difatti, a metà tra i piani pugliesi e i verdi pascoli del Vulture, lungo i tratturi della transumanza che collegano le zone interne al Tavoliere. La collocazione svolge un ruolo chiave nello sviluppo del paese.

È già centro abitato importante all’epoca dei Longobardi e qui fu ucciso, nell’839, Riccardo, duca di Benevento.

Epoca normanna

Nel territorio del Vulture compare, al seguito della casata Altavilla, il cavaliere normanno Attolino. Egli partecipa a Melfi al Parlamento generale nel 1043, indetto da Guaimario V di Salerno, da Rainulfo Drengot di Aversa, e da Guglielmo I d’Altavilla. Nasce, così, la Contea di Puglia e Lavello è una delle dodici baronie in cui si articola il nuovo Stato normanno.

Secondo la cronaca di Amato di Montecassino, Attolino diventa Signore di Lavello. I Normanni tendono a far coincidere la riorganizzazione religiosa con la giurisdizione amministrativa: Lavello, infatti, è già (dal 1025) sede Vescovile ed appartiene alla metropolia dell’arcivescovo di Bari e Canosa. Lo studioso Marcello Romano riferisce che “Lavello è un importante centro bizantino alla fine del X secolo”.

I Normanni ridefiniscono la struttura urbana di Lavello: Corrado Beguinot, ne “Il Vulture – Ritratto di un ambiente” (vol. III, p. 218) riferisce che: “Sotto il conte Attolino, ampliarono e ripararono la cattedrale e la dotarono di una cinta muraria, perché da quel periodo in poi viene indicata con il termine di castrum Labelli.”

Nel 1059 al Concilio di Melfi I, papa Niccolò II, eleva la Contea di Puglia a Ducato di Puglia e l’affida alla Casata degli Altavilla. Lavello ne segue le sorti.

Epoca Sveva e eventi successivi

Ai Normanni seguì il dominio degli Svevi, che vi edificarono la loro fortezza. Sede vescovile dal secolo X o XI, assunse notevole importanza quando Federico II restaurò ed ampliò la rocca longobarda. Nel 1254, a Lavello morì l’imperatore Corrado IV, figlio di Federico II.

Fedele a Manfredi, Lavello partecipò attivamente alla rivolta ghibellina del 1268. Il paese, nel 1298, come ritorsione subì un grave incendio provocato da Carlo I d’Angiò che distrusse gran parte dell’abitato. Questo evento è ricordato anche dallo stemma comunale, in cui è raffigurata una torre a due piani invasa dalle fiamme.

Dopo la rivolta ghibellina, nel 1268, Lavello fu assegnata da Carlo I d’Angiò a Galard d’Ivry e poi a Riccardo di Bisaccia e a Simone di Belvedere; fu feudo di Roberto di Suriaco, di Nicola Montorio e di Angelo Tartaglia. Ritornata agli Orsini del Balzo la Contea di Lavello fu incamerata da Ferdinando il Cattolico e venduto nel 1507 ai Del Tufo, che ne ottennero il titolo di marchese. Passò poi ai Pignatelli e infine ai Caracciolo di Torella, che la governarono sino all’eversione feudale.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

Chiesa di Sant’Anna

La chiesa di Sant’Anna fu rifatta nel secolo XVIII su una fabbrica trecentesca e possiede un’Annunciazione tardo-cinquecentesca dipinta dai napoletani Antonio Stabile e Costantino Stabile. Nel territorio vi sono i resti di una costruzione termale romana e di un sepolcreto paleocristiano; nel 1963 furono rinvenuti materiali databili all’eneolitico.

La chiesa di Sant’Anna di notevole importanza storica, fu fatta edificare da Donna Caterina Caracciolo, moglie di Don Girolamo del Tufo, marchese di Lavello, nel 1537; forse ampliata, nel 1556, dalla stessa Marchesa insieme ai figli Don Girolamo, Don Indico e Don Emilio Del Tufo, sotto il pontificato di Sisto V. Fu consacrata dal vescovo di Lavello Giuseppe Bonocore il 3 maggio 1652 e dedicata a San Francesco, come risulta dalla lapide esistente in chiesa. Sotto il pavimento sono seppelliti: Donna Isabella Caracciolo († 1676), il marito Don Mauro Caracciolo dei principi Torella, duca di Lavello e altri della famiglia. La chiesa aveva annesso un convento dei Frati Minori Cappuccini. Nella chiesa ci sono tele pregevoli, tra cui quella di Sant’Anna, la Madonna della Stella, la Madonna degli Angeli e la tela dell’Annunciazione (Eterno Padre) restaurata presso la Sopraintendenza alle Gallerie di Matera. La chiesa fu intitolata a Sant’Anna, tardi, forse nell’800.

Architetture militari

Il castello

Il castello, ora sede del municipio, è una costruzione di epoca sveva trasformata nel secolo XVII, con facciata animata nella parte sinistra da una torre semicircolare, nell’angolo di destra da un corpo aggettante coronato da loggia. L’edificio accoglie anche un antiquarium in cui si conservano reperti dell’età del ferro, provenienti dalla zona, ceramiche indigene e italo-greche e varie iscrizioni in lingua latina ed ebraica.