La centoventitreesima meraviglia

(Vernàlle o Bernàlle in dialetto locale, anticamente chiamata Camarda) è un comune italiano di 12.480 abitanti[1] della provincia di Matera, in Basilicata. È il quarto della provincia in ordine d’abitanti, dopo Matera, Pisticci e Policoro.

Geografia fisica

Territorio

Bernalda sorge su di un altopiano a 127 m s.l.m. nella parte finale della Val Basento nella parte meridionale della provincia di Matera, al confine con la parte nord-occidentale della provincia di Taranto.

Il suo territorio è compreso tra i fiumi Bradano ad est, che separa il comune bernaldese dal comune di Ginosa (TA) (29 km), e Basento che ad ovest separa Bernalda da Pisticci (18 km). A Nord confina con il comune di Montescaglioso (24 km), mentre a Sud si affaccia sul Mar Jonio (12 km) con ben 6 km di coste. Il centro storico sorge su un altopiano scosceso verso il mare, dal cui affaccio sono visibili il Mar Jonio e la frazione di Metaponto. Dista 39 km da Matera, 102 km dal capoluogo di regione Potenza e soli 12 km dalla costa ionica

Storia

La storia di Bernalda non è molto antica, se la si mette in relazione con altri centri del Metapontino. Verso la fine del III sec. a.C. la città di Metaponto fu saccheggiata e completamente distrutta dai romani. Una parte dei suoi abitanti si spostò sulla collina tra l’attuale chiesetta di San Donato e la Madonna degli Angeli, dove dettero origine ad un agglomerato di case denominato Camarda.

Di queste origini greche non si è ancora in grado di fornire alcuna testimonianza certa. Il primo documento in cui si trova citato un villaggio con il nome di Camarda risale al 1099. Successivamente, nell’anno 1180, Camarda, già costituita come feudo, fu assegnata a Riccardo e nel 1350 ne divenne proprietario Bertrando del Balzo, conte di Montescaglioso.

Sebbene il lungo periodo che la precede sia tuttora avvolto nel mistero, la storia di Bernalda emerge dall’incertezza soltanto alla fine del XV secolo. Il nome Bernalda risale, infatti, al 1497 quando, sulle rovine dell’antica città di Camarda, il segretario del re Alfonso II d’Aragona, tale Bernardino de Bernaudo, decise di spostare il villaggio di Camarda nella zona del Castello. Il barone prestò la massima attenzione nel costruire il nuovo centro abitato, che infatti da lui prenderà il nome di Bernalda, situandolo sul promontorio sporgente sulla vallata del Basento e dandogli un impianto viario in cui sette strade larghe vennero intersecate da otto stradine trasversali che oggi formano il centro storico. Lungo le strade più importanti sorsero i palazzi signorili, caratteristici del paese.

Sempre durante la dominazione aragonese furono costruiti il castello e la Chiesa Madre.

Nel 1735 dimorò a Bernalda Carlo III di Borbone, il quale volle visitare i territori del suo regno, appena acquisito in seguito alla guerra di secessione polacca. Per la grande ospitalità ricevuta, il re volle premiare il centro che lo aveva ospitato e il 21 giugno 1735, con un decreto legislativo, conferì a Bernalda il titolo di città. Il 9 febbraio 1799 il generale Jean Antoine Étienne Vachier detto Championnet inserì il paese nel circondario di Pisticci. Giuseppe Maria Alfano, negli anni Venti del 1800, descrive l’economia agricola del paese, appartenente alla diocesi di Acerenza (PZ), ricca di grano, legumi, olio, cotone e pascoli. Nello stesso periodo, il 21 dicembre del 1819, re Ferdinando I di Borbone firmò il decreto (n. 2020) che permise la celebrazione di una fiera annuale: «da’ 16 fino al mezzodì de’ 19 di maggio», dedicata al patrono San Bernardino da Siena[6]. Il successore Ferdinando II di Borbone, il primo dicembre del 1831 autorizza, (decreto n. 636), l’ampliamento del borgo, scegliendo il fondo denominato “la difesa di san Donato”, che si trova all’estremo opposto rispetto al nucleo urbanistico sorto attorno alla chiesa madre e al castello.Qualche anno più tardi, 1834, venendo incontro ai tanti contadini bisognosi, fu istituito anche qui un monte frumentario. I moti del ’20 ’21 e dei decenni successivi suscitano anche in paese posizioni contrastanti, arresti e aiuti per la spedizione garibaldina. Nel 1864 gli abitanti censiti sono circa seimila, ma l’economia è ancora prevalentemente agricola, grazie al cotone e allo zafferano. Non manca la pesca, grazie alla vicinanza del fiume Basento e la caccia nei boschi limitrofi. L’8 settembre del 1865 Bernalda, grazie ad un altro decreto firmato dall’allora re d’Italia, Vittorio Emanuele II, diventa una sezione del collegio elettorale di Matera numero 53, staccandosi da Pisticci (MT). Il sovrano accetta così la richiesta della municipalità bernaldese del 13 novembre 1865, in cui si segnalava la lunghezza e la difficoltà delle strade attraversate dai fiumi. Era assai disagevole, dunque, per i 40 elettori residenti recarsi nel territorio pisticcese ed esprimere il proprio voto. Nel 1922 era attiva in paese la “rispettabile loggia” massonica «Nazionale n° 103» fedele alla Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori, obbedienza di Piazza del Gesù a Roma. Nel 1930 il territorio comunale, prima molto piccolo, si ampliò notevolmente con l’acquisizione dell’area di Metaponto e il conseguente sbocco sul mare, prima appartenente al comune di Pisticci. La città durante gli anni ottanta ha avuto un notevole sviluppo urbanistico. Il giudice Agostino Cordova, indagando sulla massoneria nel 1992, scopre che tre bernaldesi, Bussalay Salvatore G., dipendente ENEA, Romano Domenico, vigile urbano e Russo Giovanni, geometra sono massoni.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

Chiesa Madre, edificata nel 1530 da Bernardino de Bernaudo. Il nucleo originario della chiesa Madre risulta piccolo e proporzionato alla popolazione iniziale del villaggio. La Matrice nasce, infatti, come chiesa ad una sola navata, di ridotte dimensioni. Nel corso del XVII sec. la chiesa subì un primo e sostanziale ampliamento che si concretizzò nell’aggiunta di una seconda navata. Nella chiesa Madre vi erano: un cimitero riservato ai sacerdoti, che si trovava al disotto del coro, e un altro, corrispondente al Battistero, riservato ai bambini che morivano entro il settimo anno di età e regolarmente battezzati. Prima dell’attuale restauro, la chiesa fu ritoccata nel 1930, 1952 e alla fine degli anni settanta.

Chiesa del Carmine, molto antica ed è andata soggetta ad almeno due o tre rifacimenti ed ampliamenti, prima di raggiungere le attuali dimensioni. Nel 1678 la chiesa è dotata di un solo altare con l’immagine della Madonna del Carmelo dipinta sul muro. Nella seconda metà dell’Ottocento fu ampliata per ospitarvi delle statue e un grande Crocifisso ligneo del XVII secolo.

Chiesa del Carmine, Bernalda

Chiesa del Convento, il Convento di sant’Antonio da Padova, con l’annessa chiesa, fu fondato nel 1616. Al momento della intitolazione della chiesa di formarono due fazioni tra i fedeli: una voleva che fosse dedicata all’Immacolata, l’altra a san’Antonio da Padova. Per non scontentare nessuno ci si affidò alla sorte, che scelse san’Antonio. Il prospetto attuale della chiesa fu costruito nell’Ottocento. Dopo l’unità d’Italia, si dispose la conversione del patrimonio immobiliare di tutti gli enti ecclesiastici. Tali conseguenze videro l’allontanamento dei religiosi e l’arrivo degli uffici comunali. Di notevole importanza in questa chiesa il Crocifisso ottocentesco che vede Cristo inchiodato sulla croce con il capo reclinato sulla spalla destra e i fianchi cinti da un drappo bianco.

Architetture militari

Castello di Bernalda: Il castello fu costruito con ogni probabilità dai Normanni, nell’XI secolo e restaurato dagli aragonesi, durante la loro dominazione, dove fu ampliato, fortificato e difeso da un fossato e da un ponte levatoio. A ponente si nota una torre sottile e quadrata più antica degli altri bastioni di forma rotonda e la facciata che guarda la Chiesa Madre è frutto di un successivo rifacimento.