La novantanovesima meraviglia

Latronico ([la’troniko] o Latruonicu in latronichese) è un comune italiano di 4.467 abitanti della provincia di Potenza in Basilicata.

Geografia fisica

Territorio

Il centro è posizionato a 888 m s.l.m all’entrata della valle del Sinni, nella parte sud-occidentale della provincia, e sorge ai piedi del monte Alpi, un’imponente montagna dell’Appennino meridionale, costituito da tre cime denominate Santa Croce (1893 m s.l.m.), Punta del Corvo (1880 m s.l.m.) e Pizzo Falcone (1900 m s.l.m.). Ha una superficie di 75,98 km² prevalentemente montuoso ed è attraversato dal fiume Sinni e dal torrente Fiumitello, entrambi a regime torrentizio.

Il paese nasce inizialmente attorno alla parte alta per poi svilupparsi successivamente nelle zone sottostanti. Lo si può notare guardando la struttura urbanistica: è sostanzialmente a “macchia d’olio” e si può distinguere una parte, dove sorge il centro storico, denominata Capadavutu e una parte bassa detta Capabbasciu. Nella zona denominata dagli abitanti Munisterio in tempi antichi sorgeva un convento di Gesuiti[6].

Confina con i comuni di Episcopia (14 km), Castelluccio Superiore (19 km), Castelluccio Inferiore (20 km), Lauria (22 km), Carbone (24 km), Castelsaraceno e Fardella (25 km). Dista 118 km da Potenza e 129 km dall’altra provincia lucana di Matera.

Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003

Clima

Nel territorio comunale è ubicata la stazione meteorologica di Latronico, ufficialmente riconosciuta dall’organizzazione meteorologica mondiale, fondamentale punto di riferimento per lo studio del clima che caratterizza l’Appennino Meridionale.

In base alle medie climatiche del periodo 1971-2000, la temperatura media del mese più freddo, febbraio, è di +4,2 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +20,8 °C; mediamente si contano 30 giorni di gelo all’anno e 4 giorni con temperatura massima uguale o superiore ai +30 °C. I valori estremi di temperatura registrati nel medesimo trentennio sono i -9,4 °C del gennaio 1979 e i +34,8 °C dell’agosto 2000.

Le precipitazioni medie annue si attestano a 981 mm, mediamente distribuite in 91 giorni di pioggia, con minimo in estate, picco massimo in inverno e massimo secondario in autunno.

L’umidità relativa media annua fa registrare il valore di 73 % con minimo di 65 % a luglio e massimi di 80 % a novembre e a dicembre; mediamente si contano 12 giorni di nebbia all’anno.

Di seguito è riportata la tabella con le medie climatiche e i valori massimi e minimi assoluti registrati nel trantennio 1971-2000 e pubblicati nell’Atlante Climatico d’Italia del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare relativo al medesimo trentennio.

Storia

Vi sono diverse opinioni sulla derivazione del suo nome: secondo alcuni deriverebbe da due termini di lingua greca che significano “luogo nascosto”, mentre altri affermano che sia una derivazione del termine anch’esso greco Latomia (cava di pietre, che il paese possiede tuttora) con l’aggiunta del suffisso -ico[10].

Allo stesso modo del nome anche le origini dell’attuale centro abitato di Latronico sono molto incerte. Nel corso degli anni è stato provato con ricerche archeologiche che esistesse un insediamento di una comunità di origine enotria nella località che oggi viene chiamata Colle dei Greci. Gli insediamenti umani nel territorio di Latronico sono presenti fin dal Mesolitico (circa 8000 a.C.). Testimonianza ne è il ritrovamento di tracce di una comunità di uomini primitivi che vissero in piccoli gruppi per oltre 6000 anni nelle Grotte di Calda praticando essenzialmente un’economia di tipo agro-pastorale.

Il primo nucleo abitativo risale probabilmente all’Alto Medioevo ad opera di una popolazione rurale che si stabilì su un colle più alto per sottrarsi alle scorribande di Longobardi e Saraceni.

Le vicende storiche di Latronico e del suo popolo continuano ad essere oscure dal III secolo a.C. all’XI secolo, quando solo nel 1063 per la prima volta compare il nome di Latronico in un documento, il Syllabus Graecarum Membranarum. Negli anni che seguirono il paese fu feudo di Cola di Jonata, dei Sanseverino, dei Palmieri, dei Corcione e infine dei Gesuiti. Quando i Gesuiti furono espulsi dal Regno di Napoli (1767) il feudo passò al Demanio.

Alla fine del Settecento anche Latronico partecipava attivamente alla vita della Repubblica Partenopea, e alcuni latronichesi, che avevano evidentemente a cuore le idee rivoluzionarie di libertà, fratellanza e uguaglianza furono inclusi nel “Notamento dei Rei di Stato” e andarono così incontro al carcere e alla morte. Anche Latronico dal 1861 al 1865 ebbe i suoi briganti, che erano organizzati in bande, fra cui quella di Nicola De Luca (detto Scaliero) e quella di Francesco Viola (Pedatella).

Scoppiò la Grande Guerra e Latronico pagò uno scotto di 52 tra morti e dispersi e 12 mutilati. Durante l’epoca fascista si incominciarono a sfruttare le sorgenti solfo-magnesiache site in contrada Calda, costituendo una società e costruendo uno stabilimento termale all’avanguardia per l’epoca. Questo fece di Latronico una delle zone di cura, svago e riposo più importanti dell’intera Basilicata. Sempre durante il ventennio fascista al comune di Latronico furono aggregate le frazioni di Agromonte Magnano e Agromonte Mileo.

Durante gli anni sessanta Latronico vide il suo più grande incremento demografico, situazione che da quegli anni non si è più ripetuta a causa della piaga sociale che da molti anni ormai condiziona pesantemente lo sviluppo meridionale: l’emigrazione.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

Basilica di Sant’Egidio Abate

La basilica di Sant’Egidio Abate è situata nel centro storico, sull’omonima piazza. La data probabile dell’ampliamento è quella del 1570, quando fu scolpita la statua del Santo, cui la chiesa è dedicata. L’edificio crollò in parte a causa dei terremoti del 1837 e del 1857, la ricostruzione fu ultimata nel 1859.

L’interno è a tre navate, divise da sei colonne con capitelli dorici. Sulle prime due colonne della navata centrale sono ubicate due acquasantiere datate 1859, realizzate con marmo locale. Nel transetto a destra c’è una tela ad olio del XVIII secolo raffigurante Sant’Alfonso. Si notano sulle pareti laterali dell’abside le tele dipinte ad olio Sant’Egidio nella gloria di Emilio Larocca di Trecchina e il polittico Vita di Sant’Egidio realizzato dal latronichese Egidio Viola.

Nel transetto a sinistra si può ammirare l’affresco del XVIII secolo Incontro di Sant’Egidio col re Wamba, dal quale dal 1709 trasuda in uno o più venerdì di marzo il miracolo della Santa Manna. Poco lontano troviamo in una nicchia la statua marmorea del santo realizzata nel 1570. Di recente costruzione la cripta (1998) che custodisce gelosamente il busto in argento finemente lavorato del protettore del paese, il cui volto manifesta un’espressione di severo ascetismo.

La chiesa di Sant’Egidio fu dichiarata basilica minore da papa Paolo VI, nel 1971.

 

La statua lignea della Madonna delle Grazie.

Chiesa di San Nicola

La chiesa di San Nicola, risalente al XII secolo, domina il paese e costituisce uno degli edifici più caratteristici del centro storico. È a navata unica con torre campanaria quadrata. Il presbiterio è su un piano rialzato. Custodisce sull’altare il dipinto ad olio del settecento, restaurato nel 1852, della Madonna della Pietà di Simone Oliva (pittore di Tursi). Nell’anno 2009, nell’ambito di una rappresentazione di opere d’arte permanenti sul territorio latronichese, sono stati posti all’interno del campanile fari a luce rossa temporizzata che accendendosi ogni 15 minuti lo illuminano. La luce resta accesa per 64 secondi in memoria dei 64 tra morti, mutilati e invalidi che Latronico pagò durante il primo conflitto mondiale.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie

La chiesa di Santa Maria delle Grazie sorgeva al centro dell’attuale piazza del paese. Demolita per allargare la piazza, fu spostata alla base del rialto nel rione Munisterio dove già si trovava la cappella della SS. Concezione.

La chiesa è a navata unica con torre campanaria quadrata e al suo interno custodisce un altare barocco con un affresco del Crocifisso risalente al XVIII secolo. Degna di nota la statua lignea settecentesca della Madonna delle Grazie. Restaurata dal 1988, è stata riaperta nel 1996.