La Novantesima Meraviglia

Atella (Ratèdde in dialetto lucano[3]) è un comune italiano di 3 841 abitanti della provincia di Potenza in Basilicata.

Geografia fisica

Atella sorge a 512 m s.l.m. nel cuore della Valle di Vitalba, ampia zona perlopiù pianeggiante che si estende da Lagopesole al Vulture nella parte settentrionale della Basilicata al confine con la parte orientale della provincia di Avellino. Confina con i comuni di: Rionero in Vulture (6 km), Filiano e Ripacandida (11 km), Ruvo del Monte (14 km), San Fele (19 km), Bella (26 km), Calitri (AV) (28 km) e Avigliano (31 km). Dista 46 km da Potenza e 130 km dall’altro capoluogo di provincia lucano, Matera.

Storia

Sebbene la sua fondazione sia datata al trecento, esistono alcune ipotesi che identificano un’origine ancor più antica del comune. Alcuni ritengono che Atella fosse stata fondata nel III secolo a.C.[senza fonte], da profughi provenienti dall’omonima città campana, o che fosse sorta sulle rovine di un’altra città (Celenna), menzionata dal poeta latino Virgilio nell’Eneide. Alcuni reperti, come una necropoli del IV secolo a.C. e un sarcofago d’epoca imperiale romana (oggi conservato nel Museo archeologico nazionale di Napoli), sembrano comprovare un’origine più antica di quella riconosciuta attualmente. Nei pressi della “Torre degli Embrici”, scavi archeologici hanno riportato alla luce nel 2004 un insediamento agricolo-termale, risalente agli ultimi secoli prima di Cristo e occupato fino al tardo Medioevo.

Una bolla di papa Eugenio III datata 1152 diede vita a “Santa Maria di Rivonigro”, casale del feudo di Atella, a sua volta appartenente al vescovo di Rapolla. Tuttavia l’abitato è il risultato di un impianto di fondazione dalla forma scacchiera risalente tra il 1320 ed il 1330, a seguito di una riorganizzazione economico-sociale voluta dagli angioini. Giovanni d’Angiò, figlio di re Carlo II, nonché conte di Gravina e signore di San Fele, Vitalba ed Armaterra, promise l’esenzione dalle imposte per 10 anni a coloro che si sarebbero trasferiti nella città che stava sorgendo per suo volere. Questa proposta si rivelò vantaggiosa per tutti quei cittadini che erano stati impoveriti dalle continue guerre e oppressi dai pesanti tributi dei feudatari del Vulture e dintorni.

Fu così che Atella venne popolata da gente proveniente perlopiù dalle zone di Rionero, Monticchio, Lagopesole, Agromonte, Balvano, Caldane, Sant’Andrea ed altri luoghi della zona. Sotto il governo angioino, Atella divenne un centro economico e militare molto importante, tanto da essere, a quel tempo, una delle città più ricche della Basilicata e, proprio per il suo crescente sviluppo, subì un notevole incremento demografico. La città venne dotata di mura e di un castello, il suo accesso era assicurato da due porte di cui al giorno oggi è rimasta solamente una, quella di San Michele. I prodotti atellani come cereali, formaggi e salumi venivano esportati nelle città più importanti del meridione e diversi atellani strinsero rapporti con alcune corti principesche italiane.

Quest’epoca di pace e prosperità duro circa un secolo e per Atella si prospettò un progressivo declino, causa i ripetuti saccheggi, i continui passaggi da un feudatario all’altro e violente scosse sismiche. Nel 1423, la città divenne feudo di Giovanni Caracciolo mentre nel 1496 fu saccheggiata dall’esercito francese di Gilberto di Montpensier e conquistata nel 1502 dal generale aragonese Gonzalo Fernández de Córdoba dopo un assedio di circa 30 giorni. In seguito numerosi nobili ebbero in dote Atella, come Filippo Chalon nel 1530, Antonio de Leyva nel 1532 e altre famiglie come i Capua, i Gesualdo e i Filomarino.

Il comune venne seriamente danneggiato da un terremoto avvenuto nel 1694, che rovinò gran parte del patrimonio urbano, soprattutto il castello, di cui rimane, al giorno d’oggi, solamente la Torre Angioina. Il sisma costrinse anche molti abitanti della cittadina a trasferirsi a Melfi che, seppure anch’essa danneggiata, presentava migliori condizioni di vivibilità. Nel 1851 ci fu un altro sisma che quasi distrusse il paese. Nel periodo dell’unità d’Italia, Atella partecipò attivamente al brigantaggio post-unitario che interessò gran

parte della Basilicata. Circa un centinaio furono gli atellani coinvolti nelle rivolte brigantesche successive al 1861. Il maggior rappresentante del brigantaggio atellano fu Giuseppe Caruso, luogotenente di Carmine Crocco, che poi tradì il suo capo dopo essersi costituito alla Guardia Nazionale Italiana.

Architetture religiose

Chiesa madre di Santa Maria ad Nives

È una struttura risalente al XIV secolo, ha subito numerosi restauri per via dei numerosi terremoti che, sin dalla sua costruzione, ne hanno minato la stabilità. Proprio per questo l’edificio presenta vari fasi temporali di costruzione, la facciata trecentesca si contrappone infatti all’interno datato XVIII secolo. È stata dedicata a “Santa Maria della Neve” (in latino della neve è traducibile in “ad nives”). La facciata, che si affaccia sulla piazza principale del comune, è composta da un portale con arco a sesto acuto, in alto un rosone e due nicchie con le statue di S. Antonio Abate e S. Nicola di Bari, su un livello superiore vi è un crocifisso arcaico. La parte interna della chiesa, composta da una singola navata, presenta dipinti di epoca cinquecentesca come “L’Annunciazione” e un quadro dell’Ottocento raffigurante “La Madonna della Neve”, a cui è dedicata la struttura.

Chiesa di Santa Lucia

Fu fondata nel 1389 e ha subito profonde ristrutturazioni nel 1694. Conserva al suo interno un affresco quattrocentesco della Madonna Riparatrice, riscoperto nel 1851, quando un grave terremoto colpì la zona del Vulture. L’affresco è considerato da certi “miracoloso” perché riuscì a proteggere Atella dal sisma, che causò solamente due morti, mentre nelle città limitrofe si registrarono ingenti danni a cose e persone. Questo presunto evento soprannaturale colpì perfino il re Ferdinando II delle Due Sicilie che, in visita nella zona, volle ammirare l’opera con i suoi occhi, ordinandone la riproduzione. Inoltre diede un contributo di 1.500 ducati per la ricostruzione della chiesa.

Monastero delle Suore Benedettine

Venne edificato nel XV secolo con il finanziamento di Nardo De Alessandrellis, esponente di una delle famiglie più nobili di Atella, morto nel 1426. Formato da un’unica navata, l’edificio si sviluppa su due livelli intorno a due chiostri di cui quello più piccolo di forma regolare costituisce il nucleo più antico ed è composto da portali e da bifore in pietra scolpita.

Monastero di Santa Maria degli Angeli

Risalente al XIV secolo, appartenne inizialmente a una comunità di frati Francescani e fu abbandonato a causa dei terremoti che rovinarono la struttura. Nel 1706 venne affidato al Padre Cono da Cancellara. Secondo una descrizione del 1723, il monastero è composto da trenta stanze abitabili con altri ambienti al primo piano, al piano terreno vi è un refettorio, le cucine ed altre sette stanze. Attorno al chiostro si erige un porticato, composto da volte a crociera, con loggiato superiore. All’epoca era anche coperta da volta a tutto sesto, poi crollata.

Architetture militari

Torre Angioina

La Torre Angioina è l’unico elemento rimanente del castello costruito dagli angioini, distrutto dal terremoto del 1694. Il castello, che era formato da quattro torri laterali di guardia e circondato da un profondo fossato, fu oggetto di due lunghi e sanguinosi assedi, avvenuti nel 1361 e del 1496.

 

Siti archeologici

Area archeologica paleolitica

Posta nelle vicinanze del cimitero di Atella, possiede reperti che testimoniano la presenza di insediamenti preistorici sul territorio. Da menzionare è il fossile di un mammut vissuto probabilmente tra i 650.000 e i 550.000 anni fa. L’area certifica che questo posto fu abitato da gruppi di homo erectus che cacciavano animali quali il bisonte, l’elefante e altri ancora con armi costruite in pietra.

(Fonte Wikipedia)