La Ottantacinquesima Meraviglia

Viggiano (o Viggiano Valdagri) è un comune italiano di 3.379 abitanti posto lungo il crinale occidentale dell’alta Val d’Agri nella parte occidentale della provincia di Potenza in Basilicata ad una quota altimetrica di 975 m s.l.m.

È noto per la sua lunga tradizione legata alla musica popolare e, in particolare, alla costruzione di arpe. Viggiano fu nei secoli luogo di provenienza di molti suonatori itineranti che esportarono la propria musica e le proprie tradizioni in tutto il mondo, aiutando economicamente il proprio paese d’origine, e molti di loro ebbero l’opportunità di militare in orchestre sinfoniche di livello internazionale.

Come centro religioso ospita il santuario della Madonna Nera che costituisce uno dei centri di spiritualità e di fede mariana più importanti del Mezzogiorno. È altresì noto come luogo di estrazione di petrolio e per la presenza della più grande piattaforma petrolifera d’Europa, che ha contribuito in larga parte a rendere l’Italia il sesto produttore di petrolio a livello europeo, dopo Russia, Norvegia, Regno Unito, Romania e Danimarca.

Geografia fisica

Il territorio del comune, interamente compreso nel Comprensorio Sellata-Volturino-Viggiano e Monti della Maddalena, copre la porzione del crinale orientale dell’alta Val d’Agri compresa nel bacino idrografico dei torrenti Alli e Casale, due affluenti di sinistra del fiume Agri.

L’Alli, sebbene contraddistinto da un regime idrometrico torrentizio che durante la stagione secca lo rende un ruscello, è l’unico corso d’acqua perenne nel territorio del comune. La sua sorgente a quota più elevata sgorga a 1387 m s.l.m. presso la località Fontana dei pastori mentre un’altra fonte anch’essa visitabile si trova a poca distanza dal centro abitato in corrispondenza del punto in cui la strada che porta da Viggiano al Sacro Monte lo scavalca. Lungo il suo corso sono ancora visibili i ruderi dei diversi mulini costruiti nel tempo per sfruttare la forza delle sue acque[7].

Il torrente Casale è una fiumara dal letto largo e ciottoloso, completamente asciutta durante la stagione secca nonché costellata durante quella piovosa di acquitrini e di sorgenti stagionali, che è posta lungo il versante sud occidentale del monte Sant’Enoc di cui discende le pendici. Nella parte più a monte presenta un letto scosceso ed una valle più stretta ed acclive mentre nel suo corso a valle presenta un andamento a canali intrecciati tipico delle fiumare dell’Italia meridionale.

Il versante meridionale del Sacro Monte di Viggiano, compresa la sua vetta a 1725 m s.l.m. dove è posto il Santuario della Madonna, occupa la porzione settentrionale del territorio del comune e ne costituisce la parte a maggiore quota altimetrica. Lungo le sue pendici si trovano la Stazione sciistica di Viggiano, la Piana di Bonocore e la Fontana dei pastori. Come anche il vicino monte Volturino, di cui è un contrafforte, è ricoperto da estese fustaie ed è facilmente raggiungibile perché ben servito da strade asfaltate e provvisto di punti attrezzati per la sosta turistica.

Nella sua parte orientale, il territorio del comune include anche il Monte Sant’Enoc, altro contrafforte del monte Volturino che si eleva fino a 1476 m s.l.m., i cui crinali acclivi e punteggiati da dirupi, pressoché spopolati nonché quasi completamente ricoperti da boschi cedui sono scarsamente accessibili in ragione della morfologia aspra e dell’assenza di strade. Lungo le sue pendici sono posti la maggior parte dei pozzi petroliferi presenti nel territorio del comune[8].

I boschi, che complessivamente coprono circa il 35% della superficie totale[9], sono costituiti prevalentemente da varie specie di cerro (Quercus cerris L., Quercus delechampii, Quercus lanuginosa), farneto e, nei luoghi più umidi, pioppo, salice ed acero. Al di sopra dei 1000 m s.l.m. prevale il faggio a cui si associa, nelle località più umide e fredde, l’abete bianco.

Le zone montane offrono rifugio ad una ricca fauna: il raro lupo appenninico, la volpe, la lepre[10], il riccio, lo scoiattolo, il daino e il cinghiale; tra i rapaci si annoverano il nibbio (bruno e reale), la poiana, il gheppio.

Il Comune amministra infine la porzione del fondovalle compresa fra il basso corso dell’Alli, quello del Casale ed il greto dell’Agri. Questa zona, quasi completamente coltivata perché irrigua, si presenta come pianeggiante ma inclinata con pendenza omogenea verso il letto del fiume, che in questa parte del suo corso scorre all’estremità occidentale del fondovalle, completamente priva di rilievi e solcata da piccoli canali per lo scolo delle acque piovane.

Geografia antropica

Viggiano, unico centro abitato del Comune, è adagiato lungo i fianchi scoscesi di due speroni rocciosi di forma grossomodo circolare che insieme costituiscono la sommità di un contrafforte posto sul crinale occidentale del Monte Sant’Enoc. Lungo il versante settentrionale di quello maggiore e più orientale sgorga, oggi in località Pisciolo, una sorgente d’acqua perenne di portata sufficiente ai bisogni di una piccola comunità mentre su quello meridionale, ad una quota altimetrica lievemente maggiore, è adagiato il centro storico del borgo. Sulla sua cima, nel punto più elevato del centro abitato a 1023 m s.l.m., sono ancora oggi visibili i resti del castello medievale ormai in rovina. L’altro sperone, chiamato Le Croci, di altitudine e superficie più modesta, ha la vetta coperta da una pineta liberamente accessibile ed ospita sul versante meridionale l’omonimo rione ed il cimitero del paese.

L’unica frazione del comune è la sua area industriale, posta nel fondovalle alla confluenza del torrente Casale con l’Agri ed al confine con il comune di Grumento Nova, dove ha sede il centro oli e la maggior parte delle attività industriali del paese.

Il popolamento delle aree rurali è fortemente influenzato dalla quota altimetrica. Nel fondovalle, quasi completamente coltivato perché pianeggiante ed irriguo, un reticolo fitto e regolare di fattorie, massima parte delle quali tutt’oggi abitate, punteggia l’intera campagna. Le poche masserie pure presenti[11] hanno dimensioni modeste e nessun pregio artistico mentre le case coloniche, quando antiche, assumono la forma di edifici in pietra ad uno o due piani caratterizzati da una pianta rettangolare, sovente provvisti di un porticato lungo il lato su cui si apre l’ingresso principale e forniti sovente di una torre colombaria a pianta quadrata. Lungo i crinali delle valli dell’Alli e del Casale, ad una quota altimetrica compresa fra quella del fondovalle ed i circa 1000 m s.l.m. del centro abitato, il popolamento è comunque regolare ma meno denso con vigneti ed uliveti che si alternano a coltivazioni erbacee e boschi cedui mentre sono rari i terreni sfruttati come pascoli, assenti quelli improduttivi. Nel paesaggio rurale mancano completamente le masserie mentre le case coloniche presentano caratteristiche simili a quelle più a valle ma con ancor minori dimensioni e pregio artistico. Oltre i 1000 m s.l.m.. il popolamento è ovunque molto scarso quando non del tutto assente ed il panorama rurale è dominato dai pascoli e dai boschi, cedui a quote inferiori ed ad alto fusto a quelle più elevate, con rare coltivazioni erbacee riservate ai terreni meno acclivi e meglio esposti. La densità della popolazione, comunque molto bassa, decresce rapidamente all’aumentare dell’altitudine e diviene trascurabile oltre i 1300 m s.l.m.. L’attività economica prevalente è la stabulazione di ovini, bovini ed equini oppure il loro allevamento allo stato brado.

Il territorio del Comune di Viggiano è interamente compreso nel Parco nazionale dell’Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese e nella Comunità montana Alto Agri.

 

Storia

Preistoria

In località Porcili, un’area pianeggiante posta a meridione dell’altura su cui sorge il moderno centro abitato e lambita dal corso del torrente Alli, sorgeva un esteso insediamento umano durante la fase iniziale del Neolitico Recente databile alla seconda metà del IV millennio a.C. A poca distanza è stata poi scoperta una necropoli risalente all’età del bronzo, probabilmente costruita lungo il corso di un antico tratturo e composta da una serie di tombe ciascuna articolata in una sepoltura principale ricoperta da cumulo di terra e da un numero variabile di piccoli tumulidisposti a semicerchio intorno ad essa.

In località Masseria Maglianese, nella parte sud occidentale dell’odierno territorio amministrato dal comune, è stata poi ritrovata la porzione meridionale di una capanna risalente alla fine dell’età del bronzo, probabilmente un magazzino utilizzato anche come ricovero temporaneo durante la transumanza. L’edificio presentava un’organizzazione funzionale dello spazio interno trovandosi concentrati nella sua parte orientale una serie di grandi contenitori interrati utilizzati come depositi di bevande mentre quella occidentale era deputata alla conservazione delle derrate solide.

A partire dalla metà del IV secolo a.C. e fino alla definitiva conquista romana, avvenuta alla metà del III secolo a.C., sulle alture che dominano la Val d’Agri si sviluppò una fitta rete di fattorie rurali a cui talvolta erano associate delle piccole necropoli utilizzate per la sepoltura degli abitanti. L’attività economica prevalente era lo sfruttamento intensivo del territorio con l’impianto di colture specializzate, come la vite e l’olivo, affiancato dalla coltivazione delle graminacee dove possibile. I resti di una di queste fattorie, dalla superficie complessiva di 750 m² ed edificata tra la metà del IV e il corso del III secolo a.C., sono stati scavati nelle località Serrone di Viggiano, su un’altura posta a controllo di un ampio tratto della valle e di un sistema di tratturi ancora oggi in uso[13]. Nelle vicinanze è stata poi individuata anche un’estesa necropoli di epoca ellenistica, purtroppo in cattivo stato di conservazione[14]. Infine, i resti di un edificio monumentale risalente al IV secolo a.C. e costituito da un grande fabbricato in pietra provvisto di un cortile lastricato centrale e di una serie di vani disposti lungo tre suoi lati sono stati scoperti in località Masseria Nigro di Viggiano, sul versante sinistro della valle del fiume Agri in posizione simmetrica a quella dell’antico abitato di Grumentum.

Nulla di tutto ciò è oggigiorno visitabile.

Antichità

In epoca romana, il territorio oggi amministrato dal Comune di Viggiano, completamente privo di centri abitati, costituiva un sobborgo rurale della vicina Grumentum ed era contraddistinto da una popolazione nel complesso molto scarsa per numero anche nella pianura del fondovalle e dedita esclusivamente all’agricoltura. Non sono state trovate tracce di popolamento stanziale oltre i 1000 m s.l.m..

 

Un autore locale dell’inizio del Novecento racconta che fossero allora visibili, tre miglia a valle dell’odierno centro urbano, i resti di un’estesa villa romana d’epoca imperiale fornita di un grande vano ottagonale e di una stanza circolare ricca di mosaici e di affreschi, di cui oggi però non resta traccia.

 

Lungo il medio corso del torrente Alli, nel luogo dove oggi lo scavalca la strada che collega Viggiano con il Santuario della Madonna e presso una sorgente perenne ancora oggi visitabile, sorgeva un mulino, come dimostrato dal ritrovamento in loco dell’iscrizione sepocrale di un mugnaio[18], e forse una piccola comunità rurale.

 

Medioevo

Due comunità monastiche di rito greco in epoca bizantina si insediarono nei dintorni dell’odierno centro abitato. In contrada S. Barbara, sulla vetta di uno sperone roccioso a picco sul torrente Casale, sorse, probabilmente nell’VIII secolo ad opera di monaci basiliani in fuga dalla Sicilia che all’epoca era occupata dai Saraceni, il monastero di S. Maria della Pietra di cui restano le rovine della chiesa conventuale rimaneggiata nel XIII secolo in stile gotico ed oggi liberamente visitabili.

Nell’attuale contrada Cirillo, lungo il corso dell’Alli ed in prossimità della località oggi chiamata Rupi Rosse, fu eretto il Theotokòs di Atzopan[21] del quale non restano tracce visitabili.

Con i Normanni, il borgo fu posseduto da Guglielmo de Tiville e successivamente nel 1167 da Berengario de Giso, già Signore di Sarconi e Perticara.

Forse già centro abitato in epoca longobarda, Viggiano fu incastellato al più tardi nel 1239 quando compare nel Regestum, un elenco di feudatari di Federico II. Durante il periodo angioino è assegnato a Bernardo della Baume, giustiziere di Basilicata e milite di Carlo I d’Angiò.

Epoca Moderna

Nel XIV secolo è feudo di Giovanni Pipino, poi di Roberto Sanseverino quindi a partire dal 1467 della famiglia Dentice. Nel 1630 Luigi Dentice è costretto a venderlo a Giovanni Battista Sangro, che ottiene, nel 1638, il titolo di Principe di Viggiano[23].

Un osservatore esterno intorno al 1735 riporta che le condizioni economiche di Viggiano fossero al tempo relativamente floride se comparate con quelle dei paesi vicini[24]. Intorno al 1745, un altro visitatore riferisce come i campi intorno al paese fossero prosperi e che molti viggianesi si dedicassero già allora al suono dell’arpa.

Teatro nel 1806 di una rivolta in favore dei Borbone repressa con la fucilazione di 57 civili da parte delle truppe francesi al seguito di Gioacchino Murat[26], conobbe un certo benessere negli anni della Restaurazione come testimoniato dal rapido sviluppo edilizio che il paese conobbe in quegli anni.

Quasi integralmente distrutto dal terremoto che colpì la Val d’Agri il 16 dicembre 1857, fu negli anni seguenti ricostruito preservando l’impianto urbanistico originario.

Dall’Unità d’Italia ad oggi

Poco dopo l’unità d’Italia e con l’esplosione del brigantaggio postunitario, si distinse la banda del brigante viggianese Giuseppe Miglionico detto Scopettiello, che agì prevalentemente nella Val d’Agri. Miglionico fu ucciso il 28 dicembre 1868 da un suo manutengolo, Francesco Palumbo, che gli sparò alle spalle mentre il brigante era ospite nella sua abitazione e stava scrivendo una lettera al sindaco di Viggiano per ottenere un passaporto per l’estero.

A partire dagli ultimi anni dell’Ottocento, Viggiano è stato investito da un esteso movimento migratorio verso l’America, l’Australia ed il Sudafrica che nei quarant’anni compresi fra il 1881 ed il 1921 ne ha dimezzato la popolazione (dai 6188 abitanti del 1881 ai 3777 del 1921).

Il 19 maggio 1886 venne fondata a Viggiano la loggia Massonica ” Mario Pagano ” , unica loggia istituita della Valle dell’Agri, una delle poche presenti in paesi lucani interni e di montagna e, in termini assoluti, la più grande, per numero di affiliati, della Basilicata, persino maggiore rispetto a quella di Potenza.

Nel 1889 venne fondata una banca denominata “Banca Mutua Popolare di Viggiano”. Secondo la statistica ufficiale disposta nel 1893 dal Ministero dell’Agricoltura, la suddetta Banca risultava una delle più importanti della Basilicata, collocandosi, su un totale di trentuno istituti presenti, al quinto posto per patrimonio sociale (113.700 lire) al settimo per numero di azioni (2.274), al diciottesimo per numero di soci

(241). Il suo operato durò soltanto due decenni, a causa dell’alto numero di morosi che si erano resi irreperibili con l’emigrazione all’estero.

Nel primo decennio del Novecento, in contemporanea all’apertura della locale sezione socialista “Edmondo De Amicis” , a Viggiano iniziò la pubblicazione de “Il Ribelle” , periodico quindicinale socialista (tra i redattori compare anche Nicola Basile, scrittore e politico Viggianese) .

È stato colpito dal terremoto del 1980 con danni gravi al centro storico.

Dal 1996 è iniziato lo sfruttamento petrolifero sul territorio comunale da parte dell’ENI, con la costruzione di 42 pozzi petroliferi e del “Centro Oli” dove avviene una prima fase di raffinazione petrolifera.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

Chiesa madre

Ricostruita nella forma attuale nel 1735 in stile tardo barocco dopo che la precedente costruzione, forse quattrocentesca, era stata rasa al suolo dal terremoto del 1673 quindi più volte rimaneggiata nel corso dell’Ottocento, conserva al suo interno una volta decorata a cassettoni risalente al 1854, due bassorilievi di Jacopo Della Pila raffiguranti l’uno una Madonna con Bambino e l’altro San Giovanni Apostolo ed Evangelista, un crocifisso ligneo quattrocentesco oltre a numerosi quadri di pittori lucani del Settecento[29][30]. Basilica pontificia dal 1956, dalla prima domenica di settembre alla prima di maggio ospita la statua della Madonna di Viggiano.

Convento di Sant’Antonio

Anticamente chiamato Convento di Santa Maria del Gesù ed ubicato alla periferia del centro abitato, fu fondato nel 1478 dall’Ordine dei Frati Minori francescani, completamente ricostruito nel 1646 quindi sottoposto ad estesi rimaneggiamenti nel corso del XVIII secolo. La chiesa conventuale, a navata singola e volta a botte, edificata fra il 1542 ed il 1546 e successivamente varie volte modificata[31], conserva un pregevole coro ligneo settecentesco[29]. Dal 1873 al 1895 adibito a convitto, divenne a partire dal 1900 sede della locale Compagnia dei Carabinieri. Ad eccezione della chiesa, ancora oggi utilizzata a fini liturgici, è per la parte restante adibito a sede dell’ENI e del Museo delle Tradizioni Popolari.

Santuario[

Edificio forse cinquecentesco[21] costruito sulla cima del Sacro Monte a 1725 m s.l.m. e raggiungibile solo a piedi percorrendo un sentiero selciato piuttosto ripido di circa 3 km di lunghezza, ospita da maggio a settembre la Madonna di Viggiano. Dalla prima domenica di maggio fino alla prima di settembre, il Santuario è aperto tutti i giorni dall’alba al tramonto e durante la notte il percorso pedonale che lo collega alla Piana di Bonocore è illuminato. Durante l’orario di apertura è in funzione, adiacente al Santuario, un piccolo rifugio fornito di acqua potabile gratuita e di riparo in caso di pioggia.

Chiesa di San Benedetto

Costruita nel 1561 lungo l’omonima strada ai piedi del castello, presenta una facciata dalle linee molto semplici, con un portale in legno, timpano triangolare e una coppia di finestre simmetriche e circolari[32].

Architetture civili

Castello

Costruito a 1023 m s.l.m. sulla cima del maggiore fra i due colli che racchiudono Viggiano, certamente anteriore al 1239, fu poi rimaneggiato in epoca angioina. Gravemente danneggiato dal terremoto del 1857,

se ne sono conservati solo alcuni tratti delle mura e parti significative delle torri angolari. Aveva in origine tre torri circolari di cui resta traccia nello stemma del comune. Conserva sul muro di levante un marmo simboleggiante Mitra[33]. I ruderi sono liberamente visitabili.

Aree Naturali

Fontana dei pastori

Posta a 1387 m s.l.m. lungo il versante meridionale del Sacro Monte di Viggiano, a circa 6 km dal centro abitato ed al confine con il Comune di Calvello[34], consiste in una fonte d’acqua potabile immersa in una faggeta ad alto fusto da cui si dipartono diversi sentieri percorribili a piedi, a cavallo od in bicicletta. Durante l’estate è in funzione un maneggio. Vi ha sede anche il Museo del lupo.

Stazione sciistica di Viggiano

Situata ad un’altezza di 1410 m s.l.m. lungo la strada che dal centro abitato conduce al Santuario ed a poca distanza dalla Fontana dei Pastori, è dotata di tre piste per lo sci alpino servite da due sciovie a da un tappeto trasportatore, tutte dotate di illuminazione notturna, nonché di un tracciato ad anello per lo sci di fondo della lunghezza di 3 km. Durante l’apertura delle piste è in funzione un noleggio dell’attrezzatura sportiva, un bar ed un posto di soccorso medico[35].

Piana di Bonocore

Pianoro all’inizio del percorso pedonale che conduce al Santuario della Madonna di Viggiano, ospita un’area attrezzata per i picnic fornita di una fontana d’acqua potabile e di un parcheggio da cui si diparte un sentiero che conduce a Viggiano attraverso un percorso alternativo a quello della strada asfaltata e completamente immerso nei boschi[36]. È il punto più alto del Sacro Monte raggiunto dalla pubblica via.