La Ottantottesima Meraviglia

Ruoti (Rùote in dialetto ruotese) è un comune italiano di 3.528 abitanti della provincia di Potenza, in Basilicata, che fa parte della Comunità montana Marmo Platano.

Geografia fisica

Il paese di Ruoti è situato su di un’altura dominante il corso della fiumara di Avigliano.

Origini del nome

Allo stesso modo anche l’origine del nome “Ruoti” è incerta: lo storico Racioppi nel testo “Storia dei popoli della Basilicata e della Lucania” lo assegna al latino del VI secolo e lo fa derivare da “rodicium” trasformato, in seguito, nel termine “rotum” che significherebbe “terra arabile” o “maggese”. “Rationes Decimarum Apulia-Lucania” (Potenza – anno 1324) attesta “Pro Beneficio Roti” (n°2183), “Archipresbiter et clerici Roti” (n°2197) e per questa motivazione anche lo storico Racioppi aveva accostato il nome alla voce “rothus” (differente da “rotum” o “rodicium”) ma dallo stesso significato: “terreno aperto all’aratro o maggesato”. Tale ipotesi, tuttavia, risulta differente da quella dello storico Sabatini che deriva il toponimo dal personale germanico-longobardo “roto” (Forstermann 1900) già documentato nell’anno 715 a Siena. La versione del nome proposta dallo storico Giuseppe Gattini, invece, pare coerente con la questione dei profughi albanesi che eran soliti riunirsi e disporsi a ruota. I due stemmi maggiormente rappresentativi del paese di Ruoti sono: una ruota d’oro e una quercia con una coroncina. Un’attestazione del 1910 pare confermare che lo stemma ufficiale, riconosciuto in quegli anni, fosse quello della ruota d’oro con otto raggi su sfondo azzurro. Probabilmente il primo stemma rappresentativo fu quello dell’albero con la coroncina presente nella Chiesa Madre di San Nicola (Romanica).

Storia

Questa antica Rocca Osca, fortificata dai Romani, venne certamente rifondata e rifortificata dai Longobardi, fino ad assumere la funzione di un arroccato castello di grande importanza strategica durante i torbidi che avvennero prima che si costituisse il Regno normanno. L’importanza storica del feudo di Ruoti è attestata dalla metà del XII secolo. All’epoca il feudatario, oltre che prendere l’ agnomen del feudo, doveva offrire al proprio sovrano un contribuito in militi e serventi e, tutto ciò, sotto l’obbligo del giuramento; il che suggerisce la suggestiva ipotesi che oltre il prestigio, il feudo si accrescesse demograficamente. Ancora di più questa ipotesi è avvalorata dal fatto non trascurabile che Ruoti viene indicato non come Casale, ma come Terra, il che sta a dimostrare che rappresentava un centro sicuramente più importante dei casali, anche se non raggiungeva l’importanza dei centri denominati Città. Tuttavia, cercare di ricostruire con fedeltà storica gli avvenimenti di questa Terra durante il periodo medievale è impresa abbastanza ardua. Questo, essenzialmente, per due motivi: carenza di documenti e scarsa menzione da parte dei cronisti dell’epoca riguardo Ruoti ed i suoi feudatari. Restano, tuttavia, frammenti di documenti tra i quali uno che attesta il secondo anno di regno di Federico II e che tratta di un’autorizzazione concessa al potentino monastero di S. Lazzero “per fare legna nel bosco di Ruoti”. Un altro frammento di documento indica semplici disposizioni di manutenzione dei castelli e delle case imperiali. Dopo la morte di Federico II è molto probabile che Ruoti, data la sua posizione strategica, si sia trovato coinvolto in una guerra svevo-angioina per la conquista del Mezzogiorno d’Italia. Nelle insurrezioni contro gli Angioini, oltre a piccoli feudatari della zona del Vulture, fu coinvolto Roberto di Santa Sofia, barone di un feudo limitrofo a quello di Ruoti. Una volta che gli Angioini ebbero ragione dell’esercito imperiale svevo a Tagliacozzo (1268), Ruoti passò di mano in mano, da un feudatario all’altro, fino a perdere l’importanza che aveva avuto durante la dominazione degli Svevi. Ma nemmeno l’avvento della dominazione Aragonese mutò la situazione del centro abitato. La Terra di Ruoti continuò ad essere venduta tra i vari signorotti locali finché finì quasi per scomparire demograficamente in seguito ad epidemie che tormentarono il Sud d’Italia. La popolazione abbandonò il centro abitato e si spostò nei campi. Questo fenomeno si registrò anche a cavallo dei secoli XV – XVI. Nel cedolario del 1508 la Terra di Ruoti risulta disabitata. Solo nel 1511 sembra uscire dalla crisi quando il conte di Muro, Jacopo Alfonso Ferilli, consentì l’immigrazione di una colonia di Albanesi Schiavoni che ricostituì il

primo nucleo della popolazione ruotese. Più tardi rientrarono anche famiglie spagnole e francesi. La popolazione continuò ad aumentare fino a che, nel 1561, non raggiunse i 91 fuochi, ed iniziarono le proteste dei vari vassalli per strappare confessioni e benefici ai conti di Muro Lucano. Nonostante ciò, la Terra di Ruoti fu ancora venduta ed i vassalli continuarono ad essere in contrasto con i feudatari. La situazione durò quasi un secolo, sicché nel 1794 i cittadini, riuniti in pubblico parlamento, richiesero la continuazione di quella causa che tendeva a far passare l’Università di Ruoti sotto il Regio Demanio, e che era stata abbandonata in seguito alle capitolazioni elargite da Zenobia Scaglione (proprietaria della Terra di Ruoti nel 1620). Nel 1799 alle manifestazioni repubblicane aderì anche Ruoti. I cittadini proclamarono la Municipalità repubblicana, nominando presidente il sacerdote Gerardo Pisanti. Questi promise immediatamente la spartizione delle terre ed organizzò un reparto di armati. Tuttavia la Municipalità R. non durò a lungo, poiché le truppe realiste e le bande sanfediste dello Sciarpa soffocarono nel sangue anche la rivolta di Ruoti. Molti furono, in seguito, i delitti e le vendette contro coloro che avevano diffuso e fondato la Municipalità Repubblicana. L’estenuante repressione terminò nel 1808. Nel 1860 quasi tutto il paese aderì al movimento unitario e un folto gruppo di cittadini accorse a Potenza. Molti seguirono Pisanti nella battaglia tra Garibaldi ed i Borbonici sul Volturino. Il 9 aprile del 1861 un tentativo di restaurazione borbonica fu in breve soffocato dalla Guardia Nazionale al comando del medico Gerardo Salinardi. In seguito cessarono le lotte che gli amministratori di Ruoti avevano portato avanti per più di quattro secoli. Nel 1951 le leggi di Riforma Agraria spezzarono definitivamente sul piano economico i resti dell’ex feudo.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

Chiesa matrice di San Nicola di Bari

Cappella del Calvario

Sorge all’entrata del paese, su uno spuntone tufaceo che ricorda il monte Calvario. Ha la porta centrale e due porte finestre. Sino a pochi anni fa esisteva, sul frontone, una scritta ora andata perduta. Nel 1874, nello spazio laterale antistante, venne fusa una campana della chiesa madre.

 

Chiesa di San Rocco Patrono di Ruoti

Nella località Spinosa, durante la peste del 1651, a cura del feudatario dell’epoca venne costruita, su suo terreno, la cappella dedicata a san Rocco. In tale cappella la statua del santo viene portata in processione il 16 agosto e ripresa la prima domenica di settembre, giorno in cui vengono tributati i festeggiamenti. Anche in tale cappella, ora restaurata, esiste un portale di pietra dell’Abetina sul cui frontale esiste lo stemma stilizzato dei Capece Minutolo.

Chiesa di San Vito Martire

Costruita nello spiazzo omonimo, è sostanzialmente una cappella. Vi si trova un altare di pietra locale dell’Abetina che, con gli altri altari e portali delle case di Ruoti, dimostra la presenza nel 1600 – 1700 di valenti scalpellini. Altro altare più recente è dedicato a San Donato. Sulla volta esiste un dipinto raffigurante San Rocco, patrono di Ruoti, con raffigurazione panoramica del paese. È stata restaurata varie volte a devozione di fedeli.

Chiesa della Madonna del Rosario

Già chiesa del Rosario, si alternava con la chiesa madre come luogo di sepoltura sin quando, nel 1851, venne costruito ed usato il cimitero. Ha un portale di pietra locale da attribuirsi ai secoli XV e XVI. Vi è

custodito un quadro settecentesco. Il piccolo ossario che vi era annesso al fianco destro, fu rimosso pochi anni fa, allorquando venne costruito l’asilo.

Chiesa di San Pietro

Era la chiesetta del castello feudale da pochi anni completamente scomparsa anche nei ruderi in seguito a recente costruzione di casa privata e di pavimentazione della piazzetta antistante. Ne resta il ricordo nella strada omonima.

Chiesa di San Sebastiano

Antica cappella nella piccola piazza del paese venne, verso il 1630, dal feudatario unita al cosiddetto “palazzo del Principe” che in tale anno fu costruito. Il feudatario inoltre ottenne il permesso di costruirvi sopra essendo stata, in tale epoca, la chiesa tolta al culto. Divenne in seguito sede della Guardia nazionale e di recente negozio. Viene ricordata dal vicolo omonimo.

Chiesa di San Lorenzo

Antica cappella del 1500 circa, costruita, con molta probabilità, durante la dominazione angioina. Nominata in molti documenti del 1600, come cappella già sconsacrata, venne in seguito venduta ed attualmente è incorporata in una casa privata. Il ricordo ne è tramandato dalla piazzetta omonima.

Altri monumenti

Per le vie del centro storico si possono ammirare pregevoli portali di antichi palazzi. Di interesse artistico è la chiesa madre di San Nicola, nel cui interno sono conservati una tela del 1500 raffigurante la Madonna del Rosario, alcune tele settecentesche raffiguranti la Madonna e i santi opere del pittore Gian Lorenzo Cardone ed una statua lignea di san Nicola del XIV secolo. La cupola e le mura perimetrali della struttura, terminati nel 1805, si attribuiscono ad un discepolo del Vanvitelli. In località Badia a Ruoti, a Bucine, si trova la chiesa di San Pietro a Ruoti. La chiesa presenta nella facciata un protiro pensile risalente all’XI secolo. L’interno, a croce latina, è a una sola navata conclusa da abside semicircolare; all’incrocio della navata con il transetto si innalza una cupola rivestita all’esterno da un alto tiburio ottagonale. All’interno, oltre ad affreschi frammentari del XVI secolo, l’Incoronazione della Vergine tra santi di Neri di Bicci (1472).

Aree naturali

Nelle vicinanze del paese è situata l’Abetina di Ruoti, segnalata dalla Società botanica italiana per la presenza dell’abete bianco ormai diventato una specie rara.

Il bosco di Abetina è situato in territorio di Ruoti a circa 900 metri di altitudine, dista 14 km dal capoluogo di regione; 5 km dal centro abitato da Ruoti e 6 km dal centro abitato di Avigliano. Ricopre una superficie boschiva di 123 ettari. La piovosità media è circa 980 mm/anno, la temperatura è di circa 12 gradi centigradi, il suolo più mediamente profondo a tessitura argillosa e dotato di abbondante sostanza organica. Il termine “Abetina” individua una formazione boschiva in cui l’abete bianco (Abies Alba) rappresenta il 90% circa della popolazione. Questo era un termine adeguato per il popolamento di Ruoti che fino agli anni anteriori alla II guerra mondiale rappresentava uno dei maggiori nuclei di abetina spontanea italiana; il bosco di proprietà privata era rimasto inutilizzato e ciò aveva favorito la sua conservazione, tant’è che secondo i racconti della gente degli anni 30 il popolamento aveva dimensioni tali da consentire di attraversarlo completamente camminando sui rami. In passato, l’Abetina ricopriva le pendici nord – occidentali della montagna Li Foi di Ruoti e Picerno, giungendo a lambire il monte Carmine. Negli anni 1650 – 1700 l’Abetina di Ruoti costituiva la continuazione degli altri boschi del massiccio principale di Li Foi e propriamente dei boschi del Principe Ruffo e del comune di Ruoti, dai quali oggi è separato, per circa 2 km, da terreni a coltura agraria e pascolo, alternati a piccoli gruppi boscosi che attestano l’antica continuità del bosco Abetina col “Bosco Grande” attualmente di proprietà del comune di Ruoti e della Regione Basilicata.

(Fonte Wikipedia)