La Ottantunesima Meraviglia

Viggianello (Bingianieddu in dialetto locale) è un comune italiano di 2.992 abitanti della provincia di Potenza, in Basilicata, situato ai piedi del massiccio del Pollino, nella Valle del Mercure. Nel suo territorio ha origine il fiume Mercure-Lao.

Storia

Le prime testimonianze parlano di un Castrum Byanelli, presidio romano sulla via Appia. Il toponimo deriva infatti dal possessivo gentilizio romano Vibianus, diminutivo di Vibius. Secondo una leggenda barbarica, invece, si racconta che una regina barbara di passaggio sulle sponde del Mercure, intenta a dissetarsi alle fonti del fiume, fece cadere l’anello nuziale in acqua. Ordinò così ai suoi fedeli di setacciare in ogni dove il fondo del fiume e quando uno di questi intravede l’anello rispecchiarsi tra le acque, non può che esplodere in un urlo incontenibile di gioia: “Vidi anello”, regina! E la regina poté riprendere felice il cammino non prima di aver battezzato quel luogo in “Vidianello”.

Antica via Popilia

Nella “Bolla di Alfano”, arcivescovo di Salerno, del 1079 si trova per la prima volta il toponimo Vineanellum. Dalla stessa si apprende anche che Viggianello faceva parte della Diocesi di Policastro, oggi Policastro Bussentino (frazione di Santa Marina). Il toponimo Vinea-nellum starebbe ad indicare la particolare dedizione del terreno agricolo viggianellese caratterizzato, all’epoca, dalla mancanza di vigne.

Un documento greco del 1132 riporta il toponimo Bigianitu. Dal registro della cancelleria angioina (anni 1278 – 79) è riportato il toponimo Byanelli[3]. Ma già in tempi di dominazione aragonese, documenti del 1483 e del 1494 riportano il nome Viggianello. Dal XII al XV secolo si può così ricostruire la trasformazione graduale del nome, secondo questa probabile successione: Byanellum, Byanelli, “Vincianelli”, “Vingianello”, “Viggianello”.

Un’ulteriore ipotesi è che il nome potrebbe derivare da un legno speciale della zona che serviva per produrre armi da guerra, il Vincaliellum.

Le origini del paese sono poco chiare. Fonti parlano di primi insediamenti di monaci basiliani risalenti al X secolo: l’Eparchia monastica del Mercurion vi promosse un incisivo processo di antropizzazione ed evangelizzazione le cui testimonianze – cappelle ipogee e laure eremitiche – sono tuttora presenti sul territorio comunale. Ma l’origine storica è sicuramente da ricercare nei secoli precedenti. Altre fonti, infatti, assicurano che sia stato fondato da profughi achei in conseguenza della distruzione di Sibari o ai torbidi della seconda guerra punica divenendo, secondo Tito Livio, roccaforte romana sulla via Popilia. Questa è una ricostruzione storica avallata dalla presenza su tutta l’area agricola della “Spidarea” e della Serra di ritrovamenti di insediamenti abitativi di piccola-media dimensione. In particolare, nella località “Spidarea” sono venuti alla luce numerosi reperti di superficie (frammenti di vasi a figure rosse, monete, armi, fondamenti e lastricati di abitazioni). Da dicerie locali risulta essere quello il luogo in cui sorgeva in passato il “paese” distrutto da un “diluvio”. Anche la Geografia di Tolomeo riporta un insediamento preromano nel territorio viggianellese di probabile origine greco-achea. La presenza umana sul territorio si consolida con l’arrivo dei Romani. I nuovi conquistatori realizzarono sul colle dell’attuale Viggianello, proprio dove più tardi sarà edificato il castello, un castrum con funzione di contenimento e sbarramento delle popolazioni lucane che si apprestavano a conquistare l’area. I Lucani, giunti dal Sannio, approdarono presto anche nella Valle del Mercure mettendo in crisi che in quei luoghi si era accasato.

Ai Romani subentrarono i Longobardi ed i Bizantini. Il colle viggianellese da sede di castrum diventa kastrion, ovvero luogo fortificato abitato da agricoltori. Avanzi del kastrion bizantino si notano nel rione Cella e Ravita. La presenza bizantina è attestata anche da numerose laure eremitiche abitate dai monaci basiliani e da numerosi ruderi di antiche chiese e conventi.

Con i Normanni comincia a consolidarsi l’insediamento sulla collina di Viggianello grazie alla creazione della roccaforte con torre quadrata (tipica dell’architettura normanna) e della chiesa del castello dedicata a San Nicola di Bari (di cui restano oggi solo pochi ruderi). Viggianello rientra nei possedimenti della principessa Amabile, figlia di Roberto il Guiscardo e moglie di Guglielmo di Grandemasilio, per poi passare alla famiglia feudale Chiaromonte che teneva nel feudo pedemontano suoi vassalli e soldati.

Successivamente Carlo d’Angiò donò il Castrum Byanelli a Goffredo Sarzin, suo cancelliere e ciambellano. Da Sarzin passò alla figlia Isabella di cui questa fu, però, presto privata. Nuovo feudatario di Viggianello diventò Roberto de Altricia (Roberto Autriasche). In età angioina Viggianello divenne luogo di asilo degli abitanti della Valle dell’alto Mercure. Gli Svevi consolidarono la roccaforte che assunse le sembianze dei tipici manieri federiciani. Dal XV secolo Viggianello è feudo della nobile famiglia dei Sanseverino, principi di Bisignano (Antonio, Giacomo, Bernardino, Luigi, PietroAntonio, Aurelia, Violante) per poi passare in mano ai Della Ratta, famiglia feudale originaria di Barcellona. Con gli Aragonesi inizia una fase negativa per il centro lucano, infeudato alla famiglia Bozzuto, la più avida del casato aragonese.

Nel XV secolo la fortezza di Viggianello fu espugnata dal Gran Capitano Consalvo de Cordoba e riannessa ai possedimenti che la monarchia di Spagna vantava in Italia. Il centro storico è costellato da numerosi nuclei abitati di diverse dimensioni, una tipologia di insediamento anomala, che caratterizza ancor oggi questo territorio, peraltro storicamente sempre documentata, come attestano alcune carte del 1797.

Durante il breve governo della Repubblica Napoletana del 1799, quando il comune era menzionato col nome di Aviglionello, rientrò nell’ordinamento amministrativo del dipartimento del Crati e, a livello più strettamente locale, del cantone di Lauria[4]. La dinastia borbonica del Regno di Napoli, ritornata al potere, cadde nuovamente pochi anni dopo e Viggianello si organizzò in comune nel 1808 secondo i nuovi emendamenti francesi; partecipò, poi, attivamente alle fasi dell’unità d’Italia. In particolare queste terre furono teatro di scontro fra briganti ed esercito piemontese: l’oralità conserva ancora gesta ed aneddoti di uccisioni, razzie, battaglie e imboscate.

Monumenti e luoghi d’interesse

Le chiese ed i monasteri

Chiesa Madre di Santa Caterina d’Alessandria

Oltre alle numerose chiesette di campagna edificate in epoca bizantina nei diversi villaggi agricoli, si può affermare che la più antica chiesa di Viggianello, era collocata nei pressi del castello, di origine bizantina o normanna. Era dedicata a San Nicola e da qualche decennio è in rovina. Conserva tracce degli antichi affreschi.

La cappella di San Sebastiano, di origine bizantina e ristrutturata nel XV secolo ospita una preziosa statua lignea dedicata al Beato Stefano Seno. Nei pressi si trova il Calvario, opera in pietra locale, del 1611. La cappella della Santissima Trinità conserva una cupola tipica dell’architettura bizantina-basiliana. Divenne confraternita e sede di ospedale nel XV secolo. Ancora conserva tracce di affreschi.

La Chiesa di san Francesco da Paola è l’unica che ancora conserva la sua esposizione est-ovest presente in tutte le chiese bizantine.

La chiesa madre di Santa Caterina d’Alessandria anch’essa di origine bizantina ma ampliata o, probabilmente, ricostruita ex novo sotto la baronia dei Bronzuto (1634). Conserva numerose opere (tele del Seicento e Settecento, fonte battesimale in alabastro del Cinquecento, altare in marmo da attribuire allo scultore Palmieri del XVIII secolo, acquasantiere in marmo bianco del XIX secolo, un ciclo di affreschi di Alfonso Metallo, uno organo a canne del 1880, un coro ligneo del Seicento, una Madonna in pietra del Cinquecento, la statua della Santa patrona in legno di epoca rinascimentale o precedente), una reliquia

della santa di Alessandria e una cripta dove si trovano, tra le tante sepolture, tre preti mummificati seduti su una panca e ricoperti di paramenti sacri d’oro.

Il convento di Sant’Antonio in località “Pantana” del XVI secolo costruito dai padri di Collereto su autorizzazione del barone di Viggianello Giovanni Giacomo Sanseverino, conte della Saponara. Rifatto nel XVII secolo.

Conserva una bellissima scultura in marmo bianco della madonna con bambino, realizzata dal Bernini[senza fonte], sul cui basamento si trovano incise le parole Virgine deipara patrona V.lli ovvero “Vergine madre di Dio patrona di Viggianello”.

Cappella dell’Assunta

La chiesa di Santa Maria della Grotta con portale in pietra bianca del Rinascimento. La cappella dell’Assunta voluta dai principi Sanseverino nel XV secolo che conservava fino a qualche anno fa l’originale pavimento in cotto del Cinquecento. Nel territorio sono sparsi ruderi di monasteri basiliani, distrutti dall’esercito e dalle leggi di Napoleone, ancora non identificati con precisione. In particolare, il Pedio conferma la presenza nel territorio viggianellese del monastero di San Pasquale; mentre si pensa alla presenza di un monastero basiliano fortificato nel luogo dove, poi, i normanni costruirono il castello.

Infine, in località “Zarafa” ancora si conservano i ruderi dell’abbazia di Santa Maria del Soccorso che ebbe grande importanza nel corso del XVIII secolo.

 

Il Castello

Il Castello sorge nel punto più alto dell’abitato

Nel punto più alto dell’abitato di Viggianello sorge il Castello. Il primo insediamento fortificato risale al periodo romano con la costruzione di un castrum a controllo della valle sottostante e delle numerose arterie viarie che si incrociavano sul colle Serra e già utilizzate dagli achei. In seguito i bizantini ne fecero il centro amministrativo del kastrion che inglobava, entro solide mura, anche il borgo agricolo che si sviluppò tra i rioni “Cella” e “Ravita”.

Torre Normanna a base quadrata

I normanni costruirono la solida torre a base quadrata e ripristinarono le mura di cinta del borgo di cui restano poche e sporadiche tracce. Gli Svevi ampliarono la struttura e l’abbellirono dei fregi tipici dell’arte federiciana. Sede di feudatario in età angioina ed aragonese, il mastio assunse notevoli dimensioni e divenne il centro militare ed amministrativo di un vasto territorio. Fu espugnato nel XV secolo da Consalvo de Cordoba. Nel XVI secolo i principi Sanseverino trasformarono la fortezza in palazzo, cessate ormai le esigenze di difesa.

Si conserva l’antica cisterna ma non si hanno tracce del più volte citato passaggio segreto che attraverso le viscere del paese conduceva nel canale “Carella”, permettendo ai castellani di mettersi in salvo nel caso in cui il castello venisse espugnato. Entro le mura del castello si rifugiò il generale francese Grasson con la sua guarnigione nel 1806 inseguito dal brigante locale Muscariello a capo di una folta banda di filo-borbonici.

Palazzi gentilizi

Palazzo Caporale-Gentiluomo.

Situato nella zona alta del paese, il palazzo fu abitato dal medico Vincenzo Caporale e da sua moglie, morta prematuramente per un male incurabile. Adibito oggi ad albergo, lo caratterizzano arredi d’epoca e un museo dedicato al dott. Caporale.

Palazzo De Filippo.

Costruito alla fine del Settecento, il palazzo appartiene ad una delle famiglie che, in bene e male, hanno influenzato la vita economica e socio culturale di Viggianello agli inizi del Novecento. La famiglia De Filpo era una famiglia di ricchi proprietari terrieri, quella aristocrazia che spesso al sud ha condizionato la storia di intere generazioni. L’ultimo dei De Filpo che ha vissuto nel palazzo è stato Giuseppe De Filpo, figlio di Luigi De Filpo, deputato della Costituente nel Partito Comunista Italiano, e di Filomena De Rinaldis. Il palazzo è stato in parte restaurato e comprende, tra l’altro, una biblioteca, una cappella palatina e magazzini.

Palazzo Marino-Siniscalchi.

Antichissima ed assai nobile famiglia, originaria di Genova, ove godette la primaria carica della Repubblica, dal momento che il dogado Boemondo Marino fu console nel 1146. Un ramo di questa illustre famiglia risiedeva a Viggianello, nel palazzo appena sotto la chiesa madre di S. Caterina. I Marino abitarono a Viggianello fino alla metà degli anni sessanta, poi si trasferirono a Roma, dove ancora abitano. Il palazzo è stato venduto a privati e lo caratterizzano saloni in stile barocco, numerose sculture in pietra del Settecento e il sontuoso portale in pietra con lo stemma nobiliare della famiglia.

Altri luoghi d’interesse

Biblioteca Comunale F. Santoro, in Corso Senatore De Filpo.

Chiesa Beata Maria Vergine del Carmelo, in Piazza San Francesco di Paola in contrada Gallizzi

Tomba del Senatore del Regno d’Italia Vincenzo De Filpo (XIX secolo), in stile gotico.

Il Calvario (1611), ricavato da un unico blocco di pietra.

Vicoletti del centro storico, con caratteristiche piazzette.

Fornace di epoca medievale, in località Piano la Pirara.

Portali in pietra lavorata (XVIII secolo), nel centro storico.

Ruderi degli antichi mulini ad acqua, in località “Malita”.

Anfiteatro, presso la villa comunale.

Sorgenti del Mercure–Lago, in località “Mulino”.

Abbazia, in località “Zarafa”.

Laure eremitiche in località “Gavarro-Prantalato”.

Cappella di Sant’Onofrio, in località Sant’Onofrio;

Area Faunistica dei Cervi.

Orto Botanico nei pressi dell’Anfiteatro Mercurion.

Cappella Maria SS Miracolosa in località “Torno”

Cappella di S. Pasquale in località “Prastio”.

Fontane[modifica | modifica wikitesto]

Fontana di Gioia (XIX secolo) situata nel rione San Francesco.

Fontana di Marcaldo (XIX secolo) situata nel rione Marcaldo.

Fontana Malita (XIX secolo), sull’antica strada romana Viggianello-Pedali.

Fontana Acquaro (XIX secolo) situata nella contrada Prastio.

Siti archeologici

Pur mancando campagne di scavo da parte della Sovrintendenza numerosi sono i siti interessati da rilevanze archeologiche. Grazie agli studi condotti dall’archeologa Paola Bottini, si può affermare che per il periodo di dominazione greca e romana vanno segnalate le località “Spidarea” e “Valle Laura”, aree dense di reperti di superficie. Si possono notare numerosi frantumi di tegoloni usati per le tombe. Inoltre, si rinvengono cocci di anfore, vasi a figure rosse e piatti. Vi furono anche rinvenuti armi, armature e mura.

Altre aree interessate dalla dominazione magnogreca sono “Caloie”, “Agropoli”, “Serra”. Zone interessate da ritrovamenti di età romana sono “Capiale” (dove era presente una villa), “Campo le Rose” (vi si rinvennero elmi ed armi) e “Valle Laura” (presenza di numerose ville sul territorio). Aree che conservano memorie bizantine, a ricordo della “Nuova Tebaide Mercuriana”, sono le località Malita (laura), Capiale (gruppo di laure), Mulino (laure), i grutti i perna (laure), Valle Laura (laura), Prantalato (laure), rione Cella (avanzi delle mura di cinta del kastrion).

(Fonte Wikipedia)