La sedicesima meraviglia

Calciano (Caucesciàne in dialetto locale) è un comune italiano di 748 abitanti della provincia di Matera in Basilicata.

Geografia fisica

Calciano sorge in collina a 425 m s.l.m. nella parte nord-occidentale della provincia al confine con la parte centro-orientale della provincia di Potenza. Il suo territorio risulta compreso tra 183 m s.l.m. e i 1.151 m s.l.m. Il paese è considerato la “porta” del Parco Naturale di Gallipoli Cognato, data l’estrema vicinanza dall’area naturalistica protetta che comprende altri quattro comuni. Fa parte della Comunità montana Medio Basento. Il comune di Calciano confina con i comuni di Garaguso (7 km), Oliveto Lucano (12 km), Tricarico (14 km), Grassano (15 km), Accettura (19 km), Campomaggiore (PZ) (26 km) e Albano di Lucania (PZ) (33 km). Dista 57 km da Matera e 53 km dal capoluogo di regione Potenza.

Origini del nome

Il toponimo Calciano è di origine antroponimica e potrebbe derivare dai personali latini Capius/Caltius o Calcidius con suffisso -anus, oppure dal termine medioevale Caucium (luogo basso e paludoso). Secondo il Flechia, il toponimo deriverebbe da Caucigianum in riferimento al gentilizio Calcidius con l’aggiunta del suffisso -anus (che nella lingua latina denota appunto appartenenza) alla radice del nome proprio. La sua ipotesi è suffragata dal fatto che, ancora oggi nel dialetto locale, la località è chiamata Caucëscìanë (foneticamente molto simile a Caucigianum).

Storia

Sul territorio si trovano presenze umane preistoriche e sembra che dal V secolo a.C. sia esistito un insediamento laddove sorge attualmente, fino al 383 a.C., quando fu distrutto da un’alluvione. La popolazione, organizzatasi intorno al castello e alla Chiesa della Beata Vergine Maria (ora in ruderi), cominciò a crescere fino all’alluvione del 1235 e al terremoto del 1248, quando i cittadini si rifugiarono in casali vicini, mentre il territorio viene aggregato a quello di Tricarico. Passa dunque dagli Sforza nel 1382 ai Sanseverino nel 1458, che poi ne perdono il possesso a causa della loro partecipazione alle congiure del 1485 contro re Ferdinando I.

Durante il XVI secolo, la popolazione, che agli inizi si aggira intorno alle 1500 unità, si dota della Chiesa Madre, dedicata alla Beata Vergine Maria e il paese viene governato da diversi feudatari, fino a giungere ai De Leyra e nel 1606 ai Revertera. Partecipa alla rivolta nel periodo del brigantaggio (molti attacchi furono effettuati sotto il comando di capi calcianesi). Secondo la tradizione, nel XVIII-XIX secolo, la popolazione si trasferì nella parte superiore del paese a causa di continue alluvioni e frane e costruì la nuova chiesa parrocchiale dedicata a S. Giovanni Battista. Il nuovo paese si sviluppa intorno alla chiesa già esistente in onore di Maria SS. della Serra.

Nel 1861 le formazioni brigantesche di Carmine Crocco e del generale catalano José Borjes dopo aver messo a sacco Trivigno si diressero su Calciano che raggiunsero il 5 novembre 1861, così come riportato nelle memorie di Crocco[3]: «la mia banda occupò senza colpo ferire il piccolo villaggio di Calciano sulla destra del fiume Basento ove si moltiplicarono gli atti brutali senza riguardo a persone e cose. M’imbatto sulla pubblica via in una donna barbaramente trucidata e vedo tutto all’intorno innalzarsi un denso fumo, sono i miserabili casolari di quei coloni posti a fuoco dopo il saccheggio. Il paese è povero, ciò non pertanto impongo qualche piccola taglia e raccolgo denari».

Il sacco del paese è descritto anche da Borjès nel suo diario ove annotò alcuni particolari sul saccheggio: “Ci imbattiamo in otto guardie nazionali che inseguiamo fino a Caliciana (Calciano); là ci arrestiamo: è stato saccheggiato tutto, senza distinzione a realisti o a liberali in modo orribile: è stata anche assassinata una donna, e, a quanto mi dicono, tre o quattro contadini”. Raccolto il bottino le bande proseguirono la loro marcia verso Potenza dirigendosi a Garaguso e Salandra che raggiunsero il 6 novembre 1861.

Nel 1866 il capitano Blancuzzi da Calciano, della Guardia Nazionale, combatté nei boschi di questo territorio contro il brigantaggio e fece prigioniero il famoso brigante Francolino. Apparteneva alla banda del brigantaggio anche il celebre brigante calcianese Percoco, il quale fu ucciso nell’agro di Stigliano.

Nell’Ottocento il comune è stato unito a Garaguso ed Oliveto Lucano fino al 1913, quando raggiunge l’autonomia con legge 11 giugno n.699, e la popolazione, letteralmente cresciuta, sfiora i mille abitanti, per poi superare i 1500 nell’immediato secondo dopoguerra. A causa dell´emigrazione degli anni ’60 si segna un calo fino agli appena 800 attuali.

Ruderi

I ruderi dell’antica Calciano.

U’ castidd o Rocca: Posto poca distanza dall’abitato di Calciano, è di origine sconosciuta. L’ipotesi che i ruderi che vengono chiamati dai calcianesi u’castidd (il castello) siano in realtà i resti dell’antico monastero greco-bizantino della Théotokos, intorno al quale era sorto un Corion, un borgo non fortificato (l’antica Calciano situata in località Paese di Pede), prende spunto da due documenti bizantini, rispettivamente dell’anno 1002 e dell’anno 1023

Insediamenti rupestri e fortificazioni

Nel percorrere il tratto di strada che collega la Statale Basentana al centro abitato, si notano i resti del vecchio paese (Paese di Pede) medioevale Caucium, comprendenti una fortificazione (Castello o Rocca), la Chiesa della Rocca (dedicata a S. Maria della Rocca) e la Cinta di Santa Caterina. La fortificazione di origine Osca è perforata da grotte un tempo abitate ed attualmente in via di recupero. Sul lato destro si trovano i ruderi della Chiesa della Rocca, di origine Normanna e con struttura abbaziale. Sul versante sinistro, sovrastante il burrone della Venicella, si trova la Cinta di Santa Caterina, con due piccole grotte scavate nel tufo e affrescate dall’icona di Santa Caterina, la figura di Lucifero e quella di S. Antonio Abate, tutte non facilmente decifrabili.

Tradizioni e folclore

Veduta del “Paese di Mezzo”, la parte bassa di Calciano

13 giugno: S. Antonio da Padova – Processione della Statua con “ceri” votivi di candele.

7 e 8 settembre: Festa patronale in onore di San Rocco e della Madonna della Serra con processione della Statua e dei “ceri” votivi di candele e spari di mortaretti lungo il percorso.

Carnevale: Sfilata di maschere con trasporto su carro del fantoccio di Carnevale e della consorte Quaremma, processo a Carnevale e falò conclusivo.

19-20 marzo: Falò di S. Giuseppe e sagra dei fagioli con la cotica.

agosto: Serate all’aperto con canti e balli. Sagre varie e rassegne di pittura e fotografia.

Per tradizione il centro urbano di Calciano è “diviso” in tre parti: il “Paese di sopra” e il “Paese di mezzo” separate dal “Muraglione”, e la “Tempa”, una zona sopraelevata rispetto al resto del paese.

Cucina

Lagane con fagioli o ceci, “Gnummridd” (involtini di agnello e capretto), “U’ P’pdegn” (Pannocchia cotta in acqua e sale), Rafanata (frittata con rafano), Trittico calcianese (cavatelli, orecchiette e fusilli fatti a mano) con “pezzente” (salsiccia realizzata con le parti meno nobili del maiale: fegato, cuore, polmoni ecc.).

(Fonte Wikipedia)