La Sessantasettesima Meraviglia

Castelluccio Inferiore (Castëllùccë in dialetto lucano) è un comune italiano di 2.088 abitanti situato in Basilicata, in provincia di Potenza. È un centro dell’Appennino lucano meridionale, compreso nel Parco nazionale del Pollino. Fino al 1813 costituiva un unico comune con Castelluccio Superiore.

Geografia fisica

Sorge a 495 m nella valle del Mercure-Lao nella parte sud-occidentale della provincia.

Confina con la parte nord-occidentale della provincia di Cosenza e con i comuni di: Castelluccio Superiore (5 km), Laino Borgo (CS) (9 km), Viggianello (18 km), Lauria e Latronico (20 km).

Dista 125 km dal capoluogo Potenza e 138 km dall’altra provincia lucana di Matera.

Origini del nome

La denominazione di Castelluccio nasce in seguito alla costruzione di un castello da parte dei Sanseverino e controllato dal capitano lucano di nome Lucio a Castelluccio Superiore. Da qui il nome Castel di Lucio e successivamente l’odierno nome di Castelluccio.

Storia

Con la soppressione del feudalesimo, Castelluccio Inferiore acquista l’autonomia amministrativa che aveva detenuto fino al 1813 in concomitanza di Castelluccio Superiore. Fino a quel momento era esistito un unico comune dal nome di Castelluccio.

Sarebbe sorto sia sui resti della “Tebe Lucana”[3], costruita dall’antica popolazione italica degli Osci; e sia sulle rovine dell’antica città presannita e romana di Nerulum[4] (le cui rovine giacciono a pochi chilometri dal paese).

Nel Medioevo appartenne all’Ammiraglio Ruggero di Lauria, alla cui morte i suoi feudi furono divisi. Castelluccio passò sotto il dominio prima dei Sanseverino (che ne furono i feudatari fino alla metà del Cinquecento) e poi, fu feudo dei Baroni Cicinelli – Napolitano e Palmieri. Nel 1570 passò ai Pescara Di Diano fino alla fine della feudalità 1806.

Nel 1813 avvenne la scissione con Castelluccio Superiore.

Monumenti e luoghi d’interesse

Dislocato ai piedi della Valle del Mercure, il centro storico ha spiccate caratteristiche medievali ed i caratteristici vicoli ne fanno un luogo d’interesse. Nel passato costituiva il nucleo nevralgico delle attività. È diviso in vicinati:

Carrambon’

Chiazz’

Cumment’

Rizzan’

Sant’Ann’

Siti archeologici

Zona archeologica di influenza preromana in località Campanella. Nell’area che si estende lungo il confine tra Lucania e Calabria, ritenuta sede della Nerulum preromana, è stata rinvenuta una tomba con tutto il suo corredo.

Zona archeologica databile tra età classica ed ellenistica in località Pietrasasso dove sono stati rinvenuti numerosi sepolcri.

Zona archeologica di influenza preromana in località Vigna della Corte dove sono state rinvenute alcune tombe con i relativi corredi, monete puniche e romane, frammenti di affreschi e anfore.

Prodotti tipici

U Piccidèt

“U Picciddèt” è stato riconosciuto come prodotto agroalimentare tradizionale dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Si tratta di un pane dolce pasquale uno dei pochi lussi che la società castelluccese si concedeva nella ricorrenza della festività cristiana. Alcuni lo traducono nella versione italiana come “buccellato”, nel senso di piccolo pane a forma di corona o bocca (bucca). I “pani”, infatti, impastati in diversa pezzatura, richiamano una corona o una bocca.

La tradizione vuole che si degusti abbinandolo ai salumi del territorio. La modernità invece lo propone congiunto a creme dolci spalmabili come la Nutella.

Il “ picciddèt” castelluccese si può trovare a forma di pane maschio, con un uovo centrale, e di cuzzola, che invece riproduce le sembianze di una bambola.

Talmente complicate erano le operazioni legate alla realizzazione dei picciddèt e tanto sentita era dalla gente dell’epoca tutta la fase di realizzazione, che il processo è divenuto icona del procedimento difficoltoso per antonomasia ed i picciddèt sono diventati nella lingua parlata del posto la metafora delle difficoltà. La frase del dialetto di Castelluccio “han crisciut i picciddèt” (letteralmente: “i picciddèt sono lievitati”), infatti, molto usata nel gergo quotidiano, vuol affermare che si è riusciti a venire a capo di una situazione difficile.

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