La trentottesima meraviglia

Colobraro (Culevrérein dialetto locale) è un comune italiano di 1 216 abitanti della provincia di Matera in Basilicata.

Geografia fisica

È un centro agricolo dell’Appennino lucano nella valle del fiume Sinni. Sorge sulle pendici meridionali del Monte Calvario a 630 m s.l.m., arroccato su uno sprone dal quale domina da sinistra un ampio tratto della valle, nella parte sud-occidentale della provincia al confine con la parte sud-orientale della provincia di Potenza. Il paese si trova nei pressi della Strada statale 653 della Valle del Sinni (che collega Policoro a Lauria) e non lontano dal bacino artificiale formato dalla diga in terra (la più grande in Europa) costruita sul fiume Sinni tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta in prossimità della stretta di Monte Cotugno e da cui prende il nome di Lago di Monte Cotugno. Confina con i comuni di Valsinni (8 km), Tursi (15 km), Senise (PZ) (19 km), Rotondella e Sant’Arcangelo (PZ) (22 km) e Noepoli (PZ) (23 km). Dista 80 km da Matera e 126 km dal capoluogo di regione Potenza.

Storia

Antico centro basiliano, appartenne alla Badia di Santa Maria di Cersosimo di cui seguì le sorti fino al XII secolo. Posseduto per breve tempo dal conte Bertaimo d’Andria, passò ai Conti di Chiaromonte e da questi, nel 1319, ai Sanseverino (famiglia) di Tricarico. Assegnato a metà del XIV secolo ai Poderico, fu successivamente dei Pignatelli, dei Carafa (principi dal 1617) ed infine dei Donnaperna. La parrocchiale conserva un trittico (Madonna col Bambino) del XIV secolo; nella chiesa dei Francescani vi sono ricchi altari in marmo policromo.

Il “paese senza nome”

Nei paesi vicini, il paese è chiamato anche, in modo scaramantico più che dispregiativo, “Quel paese”, in dialetto lucano (a seconda dei paesi): Cudde puaise (a Montalbano Jonico) o Chille paìse (nella vicina Valsinni). Ciò a causa della presunta innominabilità della parola “Colobraro” per la credenza superstiziosa che la semplice evocazione del nome porti sfortuna. È divenuto leggenda metropolitana a tutti gli effetti[2] che tale innominabilità risalga ad un aneddoto di prima della seconda guerra mondiale. L’allora podestà, avvocato di grande cultura e persona molto nota, alla fine di una sua affermazione avrebbe detto qualcosa del tipo: “Se non dico la verità, che possa cadere questo lampadario”. A quanto si racconta il lampadario sarebbe caduto davvero, secondo alcuni facendo molte vittime, secondo altri in una stanza deserta.

Più probabilmente, la sinistra fama del paese deriva dalla credenza, soprattutto degli abitanti dei paesi vicini, nelle arti magiche di alcune donne che vi dimoravano nel secolo scorso, tra cui la famosa “Cattre”, al secolo “Maddalena la Rocca”, immortalata da Franco Pinna nei primi anni cinquanta, una “masciara”, ovverosia una maga locale.

Il famoso antropologo Ernesto De Martino visitò il paese nel 1952 (dal 29 settembre al 29 ottobre) e successivamente nel 1954 (tra l’8 e il 14 agosto), e riferì di essere stato protagonista, in accordo con la superstizione, di episodi sfortunati insieme al suo gruppo di ricerca (di cui faceva parte lo stesso Pinna).

Cultura

La mostra contadina.

La mostra di arte contadina

Dal 2007 nei locali delle ex scuole medie è aperta al pubblico la Mostra dell’Arte Contadina[5], organizzata per i primi due anni dalle scuole di Colobraro e aperta tutte le estati. La mostra è curata da Rocco Modarelli, Pasquale Troccoli e Miriana Troccoli. Sono esposti, inoltre alcuni quadri dell’artista Luca Celano, le poesie di Antonio Bruno e le sculture di Nicola Iannarelli.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi