La quinta meraviglia

Missanello (Missanìdde in dialetto lucano) è un comune italiano di 579 abitanti della provincia di Potenza, in Basilicata, il cui centro storico risale al 1100.

La storia

Il nome del comune è legato a due congetture: il nome di un feudatario del Medioevo “Mesnellus”, o dalla sua posizione geografica “Meisos Eillon”, stretto nel mezzo.Le prime notizie storiche risalgono al 1072. Nel corso dei secoli il paese ha visto il succedersi di diversi feudatari fra cui Guglielmo Berengario, Roberto De Autresche, Coppola del Sangro, Pappacoda e Lentini.

Del periodo feudale rimane il castello, nella parte alta del paese.

Missanello ha dato i natali al nonno di Carlo Alianello – considerato il “capostipite” del revisionismo del Risorgimento – Nicola Alianelli, alla cui famiglia è appartenuto l’omonimo Palazzo che ancora giganteggia in paese. Secondo alcune interpretazioni la variazione della vocale finale che differenzia i due cognomi, da Alianelli in Alianello, potrebbe essere stata determinata dal tempo.

Il patrimonio culturale

A dominare l’intero borgo di Missanello è il castello Palazzo Bernardi, che è stato certamente residenza del feudatario e poi dato ai frati Minori di San Francesco, i quali fino al 1855 vi hanno accolto bisognosi e malati durante le grandi epidemie.

In paese si possono ammirare diversi edifici storici come quello appartenuto alla famiglia Alianelli, alla quale è legato il nome di Carlo Alianello – considerato il “capostipite” del revisionismo del Risorgimento, ma anche saggista e sceneggiatore – nipote di Nicola Alianelli, politico e magistrato italiano.

Di forte impatto sono la cosiddetta Torre dell’Orologio e le chiese dedicate alla Madonna delle Grazie, a San Rocco e a San Nicola Magno.

Monumenti e luoghi d’interesse

Chiesa madre San Nicola vescovo, risalente al 1578

Chiesa Madonna delle Grazie, realizzata nel 1613 dal Pietrafesa

Chiesa di San Rocco

Castello, è con l’anno 1154 che abbiamo il primo documento che parla espressamente di un castello a Missanello ed è grazie alla ricognizione che il re Ruggero II aveva commissionato ad un geografo arabo, Edrisi.

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